Greco di Tufo DOCG

Il vitigno Greco ha una storia molto particolare e piuttosto confusa. Si pensa sia stato importato in Campania dai coloni greci della Tessaglia, probabilmente dalla città di Aminaios. Dall’antichità al Novecento, tantissime sono state le testimonianze sulla bontà dei vini prodotti con le uve di questo vitigno.
Molto spesso, il Greco ha assunto nel corso dei secoli il toponimo del luogo dove veniva coltivato. E’ così che, ad esempio, oggi esistono il Greco di Napoli, il Greco della Torre, il Greco di Somma, il Greco del Vesuvio, e, tra Avellino e Benevento, il Greco di Tufo. Quel che è certo, è che sin dall’origine il Greco è stato coltivato sul Vesuvio e nei Campi Flegrei perché predilige i terreni tufacei e di origine vulcanica e da lì si è diffuso verso l’interno, nell’Avellinese e nel Beneventano.
Oggi il Greco viene coltivato in tutta la Campania, ma anche nelle province di Campobasso,Taranto, Brindisi, Foggia, Viterbo, Latina, Grosseto, Massa Carrara, La Spezia e Lucca ed è all’origine di varie DOCG regionali.

Caratteristiche vino e vitigno

Nella zona della valle del Sabato, a nord di Avellino, il Greco dà origine alla DOCG Greco di Tufo.
Le uve di questo vitigno sono caratterizzate da grappoli piccoli e compatti, con acini piccoli e pruinosi, gialli e ricoperti di puntini bruni. La maturazione avviene piuttosto tardi, nella seconda settimana di ottobre. Si tratta di un vitigno difficile da vinificare, che richiede una certa esperienza per evitare la tendenza all’ossidazione precoce.
Il Greco di Tufo DOCG viene preparato in soli otto comuni della provincia di Avellino con minimo l’85% di uve Greco e massimo il 15% di Coda di Volpe.

Aromi del vino e note di degustazione

Il Greco di Tufo è un vino colore è un giallo paglierino più o meno intenso a seconda dell’invecchiamento, con riflessi dorati.
Il suo bouquet è caratterizzato da note di fior d’arancio e macchia mediterranea, mela cotogna e mandorla.
Al palato, si rivela un vino ruvido, fresco, con una struttura importante e una persistenza aromatica lunga.

Abbinamenti cibo consigliati

Il vino Greco di Tufo va servito ad una temperatura di circa 10°C e si abbina in modo ottimale alle salse di pomodoro grazie alla sua freschezza e mineralità. Ottimo, quindi, con la classica pasta al pomodoro ma anche con la pizza. E’, inoltre, il delizioso abbinamento per piatti a base di frutti di mare, grigliate di pesce e fritture.

Fiano di Avellino DOCG

Il Fiano è uno dei vitigni autoctoni campani più antichi. Sebbene sull’origine del suo nome ci siano tante teorie, la più accreditata lo fa derivare dai primi coloni provenienti dal Peloponneso, l’antica Apia, che portarono in Campania questo vitigno che prese poi il nome di vite apiana.
Oggi il Fiano è diffuso in Campania, in Puglia, nelle province di Ancona, Macerata, Ascoli Piceno, Potenza e Val d’Itria: in queste zone, questo vitigno viene coltivato con il Sistema Avellinese, cioè un sistema di spalliere 4 guyot o a cordone speronato. La sua zona d’elezione, però, rimane la Campania, in particolare l’Irpinia e la zona della DOCG Fiano d’Avellino.

Caratteristiche vino e vitigno

Considerato da sempre uno dei vitigni a bacca bianca più nobili d’Italia, è la base di vini bianchi caratterizzati da note di pera, nocciola, miele e mela ma anche di passiti di grande pregio. Il più famoso è sicuramente il vino Fiano di Avellino DOCG.
Vino tra i più raffinati del Sud Italia, la sua produzione interessa, secondo il disciplinare, un’area che comprende 26 comuni nella provincia di Avellino, compresa la zona di Lapio, dove il vitigno Fiano, dice la tradizione, fu inizialmente trapiantato. Questo vino viene prodotto con un minimo di 85% di uve Fiano, massimo 15% di uve Greco bianco, fino al 15% di Uve Coda di Volpe bianco e ancora un massimo di 15% di Trebbiano toscano bianco. La vendemmia si effettua a mano entro metà ottobre.
Viene vinificato in bianco e la fermentazione, che gli regala 12-13%, dura 15 giorni; l’imbottigliamento avviene a primavera e si avvia così un periodo d’invecchiamento di 3 o 4 mesi prima della commercializzazione.

Aromi e note di degustazione

Il vino Fiano è un vino dal colore giallo dorato intenso e luminoso.
Il suo bouquet rivela note di frutta tropicale, nocciole, noci tostate, mandorla amara, pera, mandorle tostate e fiori bianchi.
Il suo gusto è morbido, elegante, fresco e pulito, armonico e raffinato.

Abbinamenti cibo consigliati

Il vino Fiano di Avellino si sposa bene in abbinamento con piatti a base di pesce, frutti di mare, pollame e carni bianchi, ma anche insalate e formaggi freschi e risotti leggeri a base di pesce o verdure; va servito tra gli 8 e i 10 e si può abbinare anche come aperitivo.
L’ottimo l’abbinamento con Mozzarella di Bufala, prodotto tipico del territorio.

Taurasi DOCG (e abbinamenti)

Il Taurasi è un vino a Docg la cui produzione con uve Aglianico è consentita nella provincia di Avellino e più precisamente nei comuni di Taurasi, Bonito, Castelvetere sul Calore, Castelfranci, Fontanarosa, Lapio, Luogosano, Mirabella Eclano, Montefalcione, Montemarano, Montemiletto, Paternopoli, Pietradefusi, San Mango sul Calore, Sant’Angelo all’Esca, Torre Le Nocelle e Venticano. Secondo il nuovo disciplinare del 2011 il nome preciso per la sua commercializzazione è Taurasi Rosso. Le sue origini risalgono all’età preromana ed è presumibile che il nome derivi da Taurasia, il borgo vinicolo fondato dai romani nell’80 d.C. in seguito alla sconfitta degli Irpini.

Caratteristiche vino e vitigno

Questo vino, prodotto con uve Aglianico, può prevedere fino ad una percentuale del 15% di altri vitigni a bacca rossa a condizione che siano della zona di Avellino e rigorosamente non aromatici. La vendemmia delle uve Aglianico avviene nel mese di ottobre e varia a seconda della stagione. Le pratiche enologiche devono essere quelle locali che ne mantegono intatte le caratteristiche derivanti dal territorio. Alla raccolta seguono la macerazione a freddo e la fermentazione a temperatura controllata. Questo vino a Denominazione di Origine Controllata e Garantita deve essere sottoposto ad un periodo di invecchiamento di almeno tre anni, di cui uno in botti di legno, a partire dal mese di dicembre dell’anno di raccolta delle uve. Una volta imbottigliato riposa per diversi mesi.

Aromi e note di degustazione

Versato nel bicchiere il Taurasi si mostra nel suo colore rubino intenso con screziature granate che tendono a riflessi aranciati nelle versioni più mature. All’olfatto il suo profumo etereo è caratteristico, gradevole, fruttato ed inconfondibile e può essere più o meno intenso. All’assaggio il sapore asciutto e vellutato è armonico ed equilibrato e lascia percepire un retrogusto persistente con sentori di marasca. Decisamente tannico nelle bottiglie meno invecchiate.

Abbinamenti cibo consigliati

La temperature ideale per degustare il Taurasi si aggira intorno ai 16-18°C, mentre i bicchieri di servizio perfetti sono quelli ampi per i vini rossi di gran corpo.
Per le sue caratteristiche forma il binomio perfetto in abbinamento con tutte le pietanze elaborate come i primi piatti con il sugo di carne, gli intingoli, il cinghiale in agrodolce, l’agnello al forno con patate, la selvaggina da piuma in casseruola, le carni rosse arrosto; ottimo abbinato a formaggi a pasta dura stagionati.
E’ preferibile lasciare decantare per un’oretta le versioni più invecchiate.