Moscato d’Asti DOCG

Probabilmente, in Italia, il vino dolce per antonomasia è il Moscato d’Asti. È un vino che ha ottenuto la denominazione di Origine controllata e Garantita (DOCG) nel 1993, dopo essere stato DOC dal 1967.
Il disciplinare prevede che sia prodotto nella zona a sud est del Piemonte, zona caratterizzata da morbide colline molto vocate per la coltivazione della vite. La maggior parte delle località dove è possibile produrre il Moscato d’Asti DOCG si trovano, naturalmente, in provincia di Asti, con alcune eccezioni nelle province limitrofe di Cuneo e Alessandria, per un totale di 52 comuni.

Caratteristiche vino e vitigno

Il Moscato d’Asti si ottiene da uve moscato bianco vinificate in purezza (100%). Queste uve sono caratterizzate da un profumo e una dolcezza molto ben definite e riconoscibili. L’uva moscato era conosciuta ed apprezzata già nell’antichità: Il suo nome è, infatti, derivato dal latino di muschio (muscum).
Oggi il vino si ottiene tramite la spremitura soffice degli acini, seguita dalla separazione delle parti solide dalla parte liquida.
Per mantenere la dolcezza, che è uno degli elementi chiave di questo vino, il mosto ottenuto è lasciato in vasche di acciaio inossidabile portate a bassa temperatura, in modo da impedirne la fermentazione. La fermentazione stessa avverrà successivamente, dopo qualche mese, in autoclavi a temperatura controllata, e sarà interrotta, abbassando di nuovo la temperatura, quando la trasformazione degli zuccheri in alcol ha raggiunto il livello stabilito per il Moscato d’Asti, pari al 5.5% tipico. Le operazioni di microfiltrazione e imbottigliamento concludono il percorso di produzione di questo vino.

Aromi e note di degustazione

Il disciplinare DOCG del Moscato d’Asti prevede un titolo alcolometrico compreso tra il 4.5% e il 6.5%. Questa bassa gradazione è responsabile del suo caratteristico equilibrio tra alcol e zuccheri, che gli dona un sapore dolce ed aromatico accompagnato da una gradevole vena acida.
Il colore è giallo paglierino, con il profumo caratteristico delle uve da cui proviene.
A seconda delle metodologie usate nelle ultime fasi di produzione, questo vino può essere fermo o leggermente mosso.
Cantine fresche, preferibilmente interrate, in modo da evitare bruschi sbalzi di temperatura sono l’ambiente ideale per la conservazione del Moscato d’Asti, che comunque è un vino che va bevuto giovane, in quanto l’invecchiamento non giova alle sue caratteristiche organolettiche.

Abbinamenti cibo consigliati

Dal punto di vista gastronomico, l’abbinamento ideale del Moscato d’Asti è con i dolci, a fine pasto. Più recentemente sono stati suggeriti abbinamenti più originali, anche con cibi salati, come ad esempio alcuni formaggi, e cibi dal sapore piccante o speziato. Interessante anche l’abbinamento con la frutta, ad esempio i fichi o il melone.
Il Moscato d’Asti va servito a temperature fresche ma non troppo, tra i 9 e i 10 gradi centigradi.

Barbaresco DOCG (e abbinamenti)

Il Barbaresco, riconosciuto Docg dal 1980, è un vino rosso prodotto esclusivamente nei comuni di Barbaresco, Treiso, Neive e in una parte del comune di Alba. E’ plausibile che il suo nome derivi dal popolo dei barbari responsabili della fine dell’Impero Romano, ma molti sostengono che fu proprio il vino di Barbaritium il motivo dell’arrivo in Italia dei Galli. Le sue origini si collocano nello stesso periodo della nascita del Barolo, vino con cui ha sempre viaggiato di pari passo e che sono entrambi oggetto di regole di tutela per la loro celebrità anche oltre confine.

Caratteristiche vino e vitigno

Il Barbaresco si produce con uve Nebbiolo in purezza, vitigno nobile che cresce in zone umide caratterizzate da imponenti nebbie autunnali e che si distingue per gli acini scuri avvolti in una leggera pruina bianca. L’unico allevamento consentito è quello con controspalliera e sistema di potatura Guyot. La maturazione delle uve che devono crescere in terreni calcarei ad una altezza massima di 550 metri slm è tardiva. Alla vendemmia seguono la pigiatura, la fermentazione alcolica del mosto in moderne vasche di acciaio e la conversione malolattica. Questo vino deve invecchiare un minimo di 2 anni, rimanendo in botte di rovere per almeno 9 mesi, prima di essere imbottigliato e commercializzato. Dopo 4 anni può definirsi riserva. Tutte le operazioni dalla vinificazione all’imbottigliamento devono avvenire nella zona prevista dal disciplinare.

Aromi e note di degustazione

Versato nel bicchiere il Barbaresco si mostra nel suo color rosso rubino intenso e brillante con riflessi leggermente granati. All’olfatto sprigiona un ricco mix di frutti rossi, geranio, viola, pepe verde, cannella, noce moscata, fieno, legno, nocciola, vaniglia ed anice. Al palato si rivela con calore, fine ed armonico e conferma tutte le sensazioni visive ed olfattive con una persistenza lunga e costante.

Abbinamento cibo consigliato

E’ consigliabile gustarlo ad una temperatura di servizio compresa tra i 18 e i 20 °C usando bicchieri a luce ampia per vini rossi strutturati ed avendo l’accortezza di aprire la bottiglia almento un’ora prima. Per quanto riguarda gli abbinamenti, il Barbaresco oltre ad essere considerato un ottimo vino da meditazione, si abbina alla perfezione con piatti di selvaggina, stufati di carne, quaglie e faraone arrosto. E’ un vino particolarmente indicato per abbinare pietanze marcate e decise, infatti forma il binomio ideale con tutti i piatti a base di tartufo.

Barolo DOCG (e abbinamenti)

Il Barolo Docg nasce sui dolci pendii delle Langhe in un territorio che comprende 11 comuni (La Morra, Monforte d’Alba, Barolo, Serralunga d’Alba, Castiglione Falletto, Novello, Grinzane Cavour, Verduno, Diano d’Alba, Cherasco e Roddi) ed è il vino italiano per eccellenza. La sua produzione da subito apprezzata nelle corti di tutta Europa risale a metà dell’Ottocento ed è da attribuire a Camillo Benso Conte di Cavour e alla Marchesa Giulia Colbert Falletti.

Caratteristiche vino e vitigno

Il Barolo è un vino rosso prodotto esclusivamente con uve Nebbiolo in purezza. La maturazione di queste uve avviene generalmente verso la metà di ottobre e si pensa che il nome derivi proprio dal periodo autunnale delle nebbie o dall’aspetto pruinoso che assumono gli acini.
Dopo la vendemmia tardiva inizia la fase della fermentazione alcolica con rimontaggi e follature che può durare dai 10 giorni fino ad un mese, al termine del quale inizia il processo di trasformazione dell’acido malico in acido lattico. L’ultima fase della produzione è l’affinamento che deve durare almeno tre anni, di cui 18 mesi in botte che può essere in rovere francese o in rovere di Slavonia. Dopo 5 anni di invecchiamento può definirsi riserva.

Aromi e note di degustazione

Il suo colore rosso rubino trasparente tende all’aranciato e all’ocra nelle versioni più mature, mentre all’olfatto il Barolo si presenta con un bouquet armonico e bilanciato dove si riconoscono piccoli frutti rossi, fiori appassiti, spezie, cuoio, pepe verde, anice, noce moscata, ciliegie sotto spirito e liquirizia.
Al palato è elegante e vellutato e la sua piacevole struttura tannica regala una persistenza che rimanda ad un mix di frutti rossi, liquirizia e caffè.

Abbinamenti cibo consigliato

Grazie alla sua sapidità e corposità, il Barolo è il vino ideale da abbinare a pietanze elaborate e cariche come tutte le ricette a base di tartufo, i piatti di carne, primi a base di funghi porcini, la cacciagione, i formaggi stagionati ed è perfetto anche in abbinamento alla pasticceria secca o il cioccolato.
E’ consigliabile servirlo ad una temperatura di 18 °C in ampi bicchieri da vino rosso che ne esaltano l’aroma. Si abbina ottimamente con il cibo, ma è anche considerato un ottimo vino da meditazione.

Murazzano DOP

Il Murazzano DOP è un formaggio che viene prodotto nella provincia di Cuneo, nella zona dell’alta Langa; si tratta di un formaggio a pasta fresca, prodotto con latte ovino, i cui primi cenni sulla produzione sono contenuti in documenti di Plinio il Vecchio, durante l’epoca romana. Questo prodotto infatti vanta origini celtiche e molto antiche; durante i secoli scorsi era tradizionalmente preparato dalle donne, le quali curavano la mungitura del latte, l’allevamento degli animali e la produzione stessa del formaggio. Il nome del prodotto attinge proprio a quello del paese dove viene tipicamente lavorato.

Metodo di produzione

Il formaggio viene creato con latte di pecora delle Langhe, e con aggiunta di latte vaccino ma fino ad un massimo del 40%; alcuni vengono prodotti solamente con latte ovino, ma solo esemplari più rari e pregiati.
viene quindi riscaldato alla temperatura massima di 37 gradi e gli viene aggiunto del caglio. La cagliata viene lasciata riposare per alcune ore e poi viene versata in stampi a forma cilindrica, dove il siero viene opportunamente separato, e fatto riposare per 24 ore circa.
Dopo la salatura, che avviene a secco, non segue un lungo periodo di stagionatura, dato che il prodotto va consumato fresco; generalmente la consumazione avviene dopo quattro o cinque giorni dalla produzione, tuttavia è possibile che il formaggio venga venduto anche stagionato.

Caratteristiche e abbinamenti

Il Murazzano DOP andrebbe conservato in frigorifero, e dovrebbe essere estratto un’ora prima di servirlo in tavola. Il formaggio si presenta in piccola forme cilindriche, con scalzo basso, pasta morbida e un colore che varia dall’avorio al paglierino, a seconda del periodo di stagionatura.
Il sapore è fresco, delicato, negli esemplari stagionati è più amarognolo.
Il formaggio è ottimo anche gustato con del semplice pane, oppure con un’insalata o verdure bollite come accompagnamento; un piatto tipico che viene preparato proprio con il Murazzano è il Bruz. Si tratta di una crema dal colore tendente al grigio, che viene ottenuta da pezzi di formaggio che vengono fatti fermentare con l’aggiunta di latte di capra e conservati in vasi di vetro.
In ogni caso, sia il formaggio più o meno stagionato, è consigliabile proporlo come antipasto, con una spolverata di pepe e un goccio d’olio. Vini da abbinamento sono il Dolcetto d’Alba o il Ruchè di Castagnole Monferrato.

Castelmagno DOP

Il Castelmagno DOP è un formaggio che viene prodotto nella provincia di Cuneo, e in particolare nei comuni di Castelmagno (dal quale prende il nome), Pradleves e Monterosso Grana.
Questo prodotto gode di una storia antica: le sue origini risalgono al 1100 o forse anche ad una datazione anteriore, come un testo del 1277 testimonia parlando di come il formaggio fosse utilizzato in guisa di moneta per pagare l’usufrutto al Marchese della zona.

Metodo di produzione

Questo formaggio è un tipo a pasta semi dura, e viene prodotto usando latte di vacca e, se ve ne fosse il bisogno, anche una piccola aggiunta di latte caprino od ovino. Particolarmente importante è che gli animali vengano nutriti con foraggio fresco e della zona, in quanto esso contribuisce a conferire un sapore particolare al prodotto.
Per la produzione si usa il latte ottenuto da due mungiture; il primo viene fatto riposare per una notte all’interno di contenitori di legno (oggi, a maggior tutela dell’igiene, si utilizza l’alluminio) in un ambiente fresco; al mattino viene aggiunto il latte della seconda mungitura, e viene portato alla temperatura di 38° circa in caldaie di rame, a bagnomaria o utilizzando direttamente il fuoco.
Una volta aggiunto il caglio, si rompe la cagliata con uno strumento apposito (spannarola) e quindi lo si agita finché non si coagula in grumi; la cagliata, appesa in un telo tradizionale, viene lasciata riposare per circa venti ore e quindi viene compressa, salata a secco sulle due facce per un paio di giorni.
La stagionatura deve essere effettuata necessariamente in un luogo fresco e asciutto, per tutta la sua durata (che varia da un minimo di due fino a cinque mesi) su scaffali lignei.

Caratteristiche e abbinamenti

Una volta terminato il processo produttivo, il Castelmagno si presenta in forme cilindriche che pesano fino a sette kg; la crosta è piuttosto sottile e rugosa, e la pasta invece si presenta friabile, anche scura se i tempi di maturazione sono stati prolungati. Il sapore del prodotto, abbastanza asciutto e piccante se molto stagionato, lo rende un formaggio da tavola tanto quanto invece l’esemplare meno stagionato, che si presenta più delicato e poco salato al gusto.
Nella tradizione culinaria cuneese, il Castelmagno viene usato come formaggio da tavola o nei piatti tradizionali, come gli gnocchi. Vini adatti per accompagnarlo sono il Barbaresco o il Barolo.

Bra DOP

formaggio bra dop

Il Bra DOP è un formaggio piemontese, prodotto e stagionato tra le valli e le montagne dell’intera provincia di Cuneo.
E’ un formaggio la cui storia è indissolubilmente legata al territorio, e del resto il suo stesso nome deriva dalla cittadina di Bra, situata per l’appunto nella provincia di Cuneo. Si racconta che gli imprenditori braidesi erano soliti comprare questo formaggio, all’epoca definito nostrale, dai malgari che scendevano dalle valli di Cuneo.
Più ampia è la zona di stagionatura, che comprende anche il comune torinese di Villafranca Piemonte.
E’ dal 1996 che il Bra ha ottenuto il riconoscimento della denominazione d’origine protetta.  Ancora oggi, esattamente come un tempo, la lavorazione di questo formaggio avviene in maniera del tutto artigianale.

Tipologie e degustazione

Del Bra DOP è possibile distinguere due differenti tipologie: un tipo tenero ed uno più duro. A fare la differenza sono le procedure di lavorazione del formaggio, che ne determinano sia l’aspetto che il sapore.
Il Bra DOP tenero si presenta con una crosta elastica ed una pasta di colore bianco, bianco avorio o paglierino. Esso risulta al palato sapido, armonico, più delicato del Bra DOP duro. Quest’ultimo si mostra con una crosta dura ed una pasta di colore paglierino. Il suo sapore è più intenso, con qualche nota piccante.

Metodo di produzione

Il latte di vacca è la materia prima per entrambe le tipologie di Bra DOP, che per la produzione del Bra tenero viene riscaldato ad una temperatura di 35°C.
Al latte viene aggiunto del caglio liquido di vitello.  Alla coagulazione segue la rottura della cagliata, che si articola in due distinti momenti: una prima fase che prevede l’uso dello spino di tipo svizzero, ed una seconda fase in cui avviene la torchiatura.  Si procede con la salatura in salamoia e la stagionatura, che dura circa un mese e mezzo.
Per la produzione del Bra duro, invece, il latte è portato ad una temperatura di 30° C. Il metodo di lavorazione segue le fasi del Bra tenero fino al momento della salatura, che è a secco e ricopre un periodo di sei giorni. Infine si ha la stagionatura, che ha una durata minima di sei mesi e massima di un anno.

Usi in cucina e abbinamenti

Il Bra DOP è un formaggio da tavola, che nella variante dura si presta alla grattugia. Quanto ai vini, entrambe le varianti si abbinano bene a rossi asciutti.

Krumiri Torinesi

I Krumiri sono deliziosi biscotti molto semplici simbolo della cittadina di Casale Monferrato, ad Alessandria in Piemonte. Anche se sono stati brevettati nel 1972, la loro invenzione risale al 1878 e si deve attribuire alla maestria di Domenico Rossi, noto pasticcere della zona che li ha inventati quasi per caso. Questo dolce tipico piemontese deve il suo successo alla genuinità di pochi e semplici ingredienti e, soprattutto, alla fedeltà per la tradizione che ha permesso alla ricetta di rimanere immutata nel corso degli anni.
I biscotti krumiri, infatti, vengono ancora prodotti a mano.

Ricetta e metodo di preparazione

Le uova, il burro, lo zucchero, la vanillina e la farina, una volta amalgamati in un impasto omogeneo devono essere lasciati a riposo per 24 ore in un luogo fresco. Per conferire ai biscotti l’inconfondibile forma curva e zigrinata viene usato un apposito macchinario, l’estrusore. Per tagliare le strisce si usa una frustella ed ogni pezzo viene piegato a mano per riprodurre la classica forma ricurva che vuole ricordare i baffi di Vittorio Emanuele II, al quale i krumiri sono stati dedicati.
Dopo la cottura in forno i biscotti devono essere lasciati riposare nuovamente per un’intera notte prima di essere confezionati (la tradizione prevede scatole in latta).
Non è mai stata resa nota la ricetta ufficiale dei krumiri che rimane un segreto custodito, oggi, dalla famiglia Portinaro che non solo ha mantenuto immutata la produzione, ma ha fatto in modo di far arrivare i krumiri in tutto il mondo per dimostrare anche con questi biscotti l’eccellenza del made in Italy.
I krumiri possono essere preparati facilmente anche in casa e proprio per questo ne esistono diverse varianti, come quella che prevede l’impiego della farina di mais al posto della classica farina bianca di tipo 0.

Caratteristiche e degustazione

Questi fragranti biscotti, friabili e compatti conquistano il palato per la loro irresistibile dolcezza e per l’intrigante aroma di vaniglia. Pur essendo squisiti anche da soli si possono assaporare con un thè pregiato o abbinati con un bicchiere di vino dolce delle colline del Monferrato (Brachetto d’Acqui). I krumiri possono essere serviti anche come dessert con lo zabaione, la cioccolata calda, la crema catalana o con un buon liquore.

Cortese di Gavi (e abbinamenti)

Il Cortese di Gavi è un vitigno dalle origini molto antiche, della cui storia però abbiamo poche notizie risalenti soltanto ad un paio di secoli fa, è che viene ricavato da un unico vitigno bianco, il Cortese. Inizialmente prodotto nelle tenute dei signori per le mense liguri, il Gavi è oggi un vino DOCG famoso in tutto il mondo, con una produzione di 7 milioni di bottiglie l’anno provenienti da circa 150 piccole, grandi e medie aziende.

Caratteristiche vino e vitigno

Coltivato nelle regioni piemontesi, e precisamente nelle località di Capriata d’Orba, San Cristoforo, Serravalle Scivia, Novi Ligure, Castelletto d’Orba e nell’omonima Gavi, il Gavi è un vino le cui caratteristiche dipendono molto dal clima definito della regione nel quale viene prodotto, contrassegnata da una situazione ben definita con inverni rigidi, estati calde e mezze stagioni piuttosto miti e piovose. E’ la sua posizione che gli dona dunque quel profumo fruttato e quel sapor fresco, asciutto e armonico che ne fa la differenza.

Aromi e Note di degustazione

Il Gavi è un vino di colore giallo paglierino con riflessi verdognoli nelle versioni più giovani e riflessi dorati nelle versioni affinate in legno.
Il profumo è floreale e fruttato, con sentori di agrumi, mela, frutta esotiche, biancospino e gelsomino. Le versioni affinate presentano note di mandorla e nocciola. Il Cortese di Gavi è un vino fresco, acido e minerale, con una cremosa morbidezza nelle versioni spumantizzati.

Abbinamenti cibo consigliati

Ideale per aperitivi e antipasti magri, il vino Cortese di Gavi si abbina molto bene anche con primi e secondi piatti a base di pesce pregiato. Ottimo abbinato con i piatti della cucina asiatica, in particolare con il sushi.
Nella zona di origine l’abbinamento privilegiato è però con i tajarin al tartufo, piatto di pasta d’uovo insaporito con burro, parmigiano e tartufo.

Nebbiolo (e abbinamenti)

Il nebbiolo è il vitigno piemontese per eccellenza. La sua terra d’origine è la provincia di Cuneo, nell’area tra l’Albese e le Langhe, un territorio comprendente 25 comuni su entrambe le sponde del fiume Tanaro. Qui si trovano tracce di questo vitigno già nella seconda metà del 1200. Molto probabilmente il nome stesso lo collega poeticamente a questo territorio: sembra, infatti, che si riferisca alla maturazione tardiva delle sue uve che impone una vendemmia in quella che, sulle colline delle Langhe, è la stagione delle nebbie.

Caratteristiche del vitigno

Il vitigno Nebbiolo ha un ciclo vitale molto lungo: è il primo a germogliare e l’ultimo a perdere le foglie. Questo consente una maggiore esposizione delle uve al sole e quindi lo sviluppo di sentori più decisi e maturi. Secondo un’altra teoria, invece, la parola “nebbiolo” richiamerebbe la pruina che ricopre abbondantemente gli acini dei suoi grappoli, facendoli quasi sembrare avvolti di nebbia.
Oggi il nebbiolo si coltiva anche nel resto del Piemonte, in Valle d’Aosta, in Franciacorta e in Lombardia, ma è ancora nella sua terra d’origine che questo vitigno dà i suoi frutti migliori.
Le uve del vino nebbiolo sono usate per la produzione, in purezza o in combinazione con altre uve, nelle DOC Bramaterra, Fara, Boca, Ghemme, Carema, Roero, Sizzano, Lessona, Valle d’Aosta, Terre di Franciacorta, Valtellina e nelle DOCG Barbaresco, Barolo, Gattinara e Valtellina Superiore e, naturalmente, nella DOC omonimo, Nebbiolo d’Alba.

Aromi e note di degustazione

Il vino prodotto con uve Nebbiolo al 100% (Nebbiolo in purezza), grazie alle elevate quantità di zuccheri, polifenoli e acidi, è un vino austero e di gran carattere.
Il suo colore è rosso intenso con riflessi granati accentuati dall’invecchiamento e il suo bouquet rivela note di frutti di bosco, lampone, fragolina selvatica, geranio, cuoio, tabacco, cannella e vaniglia.
Al palato, il vino Nebbiolo si presenta decisamente secco e strutturato, armonico e di grande eleganza. Nella tipologia “Superiore”, il Nebbiolo viene invecchiato almeno un anno in piccole botti di legno di rovere o castagno e assume così un sapore ancora più pieno e armonico.

Abbinamento cibo consigliato

I vini Nebbiolo sono perfetti in abbinamento con piatti a base di carne di manzo, pollo e maiale. Ottimi gli abbinamenti con affettati e formaggi stagionati, ma anche con primi delicati come risotti o ricchi come le lasagne.
Abbina magistralmente i piatti tipici del suo stesso territorio, come il fritto misto piemontese, il pollo alla Marengo, i semolini fritti, la fonduta e il tartufo d’Alba.

Barbera (e abbinamenti)

Le origini del vino Barbera sono sicuramente molto antiche, tuttavia le prime tracce della sua coltivazione e diffusione risalgono al XVII secolo e solo nel 1798 compare per la prima volta menzionato nell’ampelografia dei vitigni piemontesi.
Il Barbera o, come dicono i contadini piemontesi, la Barbera, ha la sua terra d’origine nel Monferrato ma, assieme al Sangiovese, è attualmente il vitigno a bacca scura più coltivato d’Italia e il vitigno italiano più esportato all’estero.
In particolare, le regioni più vocate alla coltivazione di Barbera sono l’Oltrepò Pavese, i Colli Piacentini, Bolognesi e di Parma, e la Sardegna.
Il terroir d’elezione, però, resta il Piemonte, dove il vino prodotto con le uve Barbera è la metà del vino totale prodotto ogni anno. Le aree piemontesi più vocate alla sua produzione sono quelle meridionali delle Langhe, del Monferrato, del Tortonese, di Alba e Asti. Proprio qui nascono le tre DOCG principali Asti, Monferrato e la DOC Alba.

Caratteristiche e note di degustazione

Il Barbera è un vino intenso e robusto, di colore rosso rubino con sfumature granata se invecchiato. Al naso rivela note di ciliegia e prugna mature, frutti rossi e confettura. Con l’invecchiamento acquisisce note calde di cannella, liquirizia e cioccolato. Al palato è armonico e pieno, con tannini vellutati e persistenza intensa.

  • Il vino DOCG Barbera d’Asti viene prodotto con minimo il 90% di uve Barbera ed è caratterizzato da un bel colore rosso porpora con sfumature granata in caso di invecchiamento. Il suo profumo è floreale e fruttato, con note di ciliegia matura, prugna, lampone e mora. Al palato, è asciutto e armonico, soprattutto se bevuto giovane.
  • Il Barbera Monferrato Superiore DOCG viene prodotto nelle sole province di Asti e Alessandria con minimo l’85% di uve Barbera e massimo il 15% di uve Freisa, Grignolino e Dolcetto. Secondo il disciplinare, questo vino deve invecchiare almeno 14 mesi, di cui 6 in botti di rovere, prima di essere messo in commercio. Proprio l’invecchiamento rende il suo odore, intenso ed etereo, più rotondo e il suo sapore armonico, pieno e gradevole.
  • La DOC Barbera d’Alba viene prodotta nella sola provincia di Cuneo ed è un vino di grande prestigio. Il suo colore è un rubino intenso e il suo bouquet è caratterizzato da note di mora, fragola, ciliegia, confettura di frutti di bosco, cannella, pepe verde e vaniglia. Al palato si presenta corposo, intenso e pieno: la sua gradevole acidità viene con successo smorzata dall’invecchiamento in piccole botti di rovere o castagno.

Abbinamenti Barbera cibo

Nelle versioni giovani, il Barbera è un vino da abbinare a tutto pasto. Se invecchiato, invece, accompagna bene la carne, la selvaggina e i formaggi stagionati o erborinati.

  • Il Babera d’Asti di tipo vivace va servito fresco ed è ottimo in abbinamento a primi ricchi e salumi. Il tipo fermo, invece, può abbinare egregiamente grigliate di carne, pollo e arrosti.
  • Il Babera Monferrato è un vino che si abbina magistralmente a carne rossa e selvaggina.
  • Il Babera d’Alba è ottimo in abbinamento a piatti a base di selvaggina, arrosti, lessi e formaggi piccanti.