Etna Bianco DOC (e abbinamenti)

L’Etna, uno dei vulcani attivi più famosi nello scenario naturalistico globale, con le sue manifestazioni eruttive e la sua biodiversità rappresenta, oltre che una meta apprezzata da turisti e visitatori, un’area vitivinicola davvero peculiare. Uno dei vini più rappresentativi di questo splendido territorio è sicuramente l’Etna Bianco DOC.

Caratteristiche vino e vitigni

In base al Disciplinare di produzione, il vino Etna Bianco viene ottenuto da due vitigni indigeni a bacca bianca: il Carricante, il cui nome deriva dalla tendenza a offrire produzioni quantitativamente abbondanti, e il Catarratto.
Il Carricante è un vitigno secolare coltivato in tutta l’Isola, se si escludono le aree provinciali di Trapani e Palermo.
Il Catarratto è un vitigno forse ancora più antico del Carricante e, pur essendo diffuso in tutta la Sicilia, mostra zone di produzione privilegiate quali la provincia di Trapani e il territorio etneo.
Nello specifico, il vino Etna Bianco deve prevedere un minimo di 60% di uve autoctone del vitigno Carricante e fino al 40% di uve di Catarratto bianco comune o lucido.
Sono inoltre concesse – fino a un massimo del 15% del totale – anche uve appartenenti ai vitigni Trebbiano, Minnella bianca e altri vitigni a bacca bianca non aromatici presenti nel territorio siciliano.
La varietà “Etna Bianco DOC Superiore” viene prodotta esclusivamente nel Comune di Milo (sono 20 in totale i Comuni etnei della Provincia di Catania che costituiscono la zona di produzione) e la percentuale di uve Carricante si alza all’80 per cento.

Aromi e note di degustazione

Il vino Etna Bianco è un vino fermo che si connota per la sua leggerezza e per il suo carattere armonico. Dal sapore fresco, fragrante e secco, l’Etna Bianco riunisce tutte le suggestioni – anche olfattive – di un paesaggio naturale che si distende dalle pendici fino alla vetta del vulcano più alto d’Europa, l’Etna appunto, passando per le colline che puntellano il territorio.
Il colore che lo evidenzia è il giallo paglierino, attraversato da lievi riverberi che rievocano l’oro. Il profumo è quello tipico del vitigno autoctono Carricante.

Abbinamenti cibo consigliati

Questo vino si abbina felicemente con il pesce, che in Sicilia non manca, declinato negli antipasti, nei primi ma soprattutto nei secondi piatti. Da gustare anche in abbinamento al fritto di pesce.

Etna Rosso DOC (e abbinamenti)

I vini siciliani sono molto apprezzati in Italia e non solo, ma forse ai più è sfuggito un vino davvero interessante, ossia il vino Etna Rosso.
Il vino Etna Rosso è un maestoso vino DOC prodotto nelle terre del catanese, sotto appunto all’Etna dal quale prende il nome.

Caratteristiche vino e vitigni

Il vino Etna Rosso è costituito da uve derivanti da due vitigni, il Nerello Mascalese e il Nerello Cappuccio. La percentuale deve variare obbligatoriamente in queste proporzioni: il Nerello Mascalese deve fornire l’80% minimo di uve, mentre il Nerello Capuccio può fornire le uve restanti ma entro un massimo del 20% del totale. Molte cantine tendono ridurre di molto l’apporto delle uve provenienti dal Nerello Cappuccio, qualcuno addirittura sino al 2%.

  • Il Nerello Mascalese è un vitigno autoctono che sorge alle pendici del vulcano Etna. La sua origine è antichissima, probabilmente così antica che questo vitigno è cresciuto assieme alla sua terra. Questo vitigno fornisce la maggior parte dell’uva dedicata alla produzione dell’Etna Rosso, grazie sopratutto alla sua buona propensione a subire l’invecchiamento.
  • Il Nerello Capuccio invece, è usato in quantità decisamente minore per la produzione dell’Etna Rosso. Anche questo vitigno può mostrare fiero origini assai antiche, anche se la sua coltivazione, in un passato, è andata quasi perduta.

Sia il Nerello Cappuccio sia il Nerello Mascalese hanno come caratteristica una maturazione dell’acino molto tardiva. Difatti, nonostante il caldo e il sole siciliano, il grappolo dei vitigni matura appieno non prima della metà di ottobre. Solo ad allora si può dare il via alla vendemmia che porterà nei nostri calici un magnifico Etna Rosso.

Aromi e note di degustazione

Il nome ne suggerisce anche il colore, difatti questo vino si presenta di uno splendido colore rosso intenso, con riflessi di rubino e se invecchiato leggermente più a lungo, quasi tendenti al violaceo. Sicuramente di gran suggestione all’interno del calice.
All’olfatto, il vino Etna Rosso si annuncia da un profumo inebriante, intenso, caratteristico. Profuma sicuramente di frutti rossi, ma anche leggermente speziato. I più attenti potranno percepire sicuramente note di tabacco, e anche del cuoio. Il sapore di questo vino è proprio come ce lo si attende: morbido, intenso, corposo, in piena armonia con la sua terra.

Abbinamenti Etna Rosso cibo

Questo, dal punto di vista alcolico, è un vino discretamente importante, si aggira attorno ai dodici gradi e mezzo ed è bene abbinarlo con un’accostamento gastronomico robusto e saporito. E’ bene quindi supportare la degustazione di questo vino in abbinamento con un primo condito da un sugo di carne importante, gustoso, saporito. Di certo la cucina locale offre non poche possibilità di scelta; in alternativa, anche una carne alla griglia saprà sicuramente esaltarne il sapore.
In fase di aperitivo invece, perchè non abbinarlo a un formaggio stagionato o a pomodori secchi sott’olio e pane? Vedrete, ne rimarrete piacevolmente sorpresi.
Si consiglia di servirlo ad una temperatura di circa 16-18°.

Grillo (e abbinamenti)

Quello del Grillo è un vitigno autoctono d’uva bianca da mosto presente soprattutto nella parte occidentale della Sicilia nella zona di Marsala. Le prime citazioni di queste uve risalgono al 1873, ma solo dopo la prima guerra mondiale vengono valorizzate per le loro qualità e soprattutto perchè possono concorrere alla produzione di vini molto alcolici e
di facile ossidazione, come ad esempio il Marsala. Dal 1970 questo vitigno è iscritto al Registro Nazionale delle Varietà di Vite.

Caratteristiche vino e vitigno

Il Vino Grillo viene prodotto in purezza con le omonime uve. I grappoli di questa varietà sono medio grandi con acini di colore giallo e sferici. L’impianto tradizionalmente usato era ad alberello, ma oggi sta lasciando il posto a realizzazioni a spalliera bassa. L’habitat del Grillo sono i versanti assolati e gli aridi terreni sabbiosi, che gli conferiscono l’elevato grado zuccherino. La maturazione e la vendemmia avvengono nella seconda metà del mese di settembre quando alla raccolta delle uve seguono la pigiatura, la diraspatura, la vinificazione in riduzione (pressatura in totale riparo dall’aria), la decantazione naturale, e la fermentazione a temperatura controllata per 10 giorni. Prima di essere imbottigliato e commercializzato il vino deve maturare sui lieviti in acciaio per almeno 5 mesi.

Aromi e note di degustazione

Versati nel bicchiere il Grillo mostra subito la vivacità del suo colore giallo paglierino intenso con sfumature dorate. Il profumo, spiccatamente tropicale, rimanda al mango, alla papaia, al gelsomino, erbacce di thè, foglie di ortica ed ai delicati fiori bianchi con tenui sentori di fieno e fiori secchi. Al palato si rivela caldo, equilibrato ed armonico con il suo gusto asciutto e leggermente tannico. La sua giusta acidità lo rende particolarmente portato all’invecchiamento.

Abbinamenti cibo consigliati

Questo vino bianco fermo di corpo deve essere gustato ad una temperatura di servizio compresa tra gli 8 e i 10 °C. I bicchieri ideali sono quelli di dimensioni medie per vini bianchi leggeri, con una luce sufficientemente ampia per consentire la giusta enfatizzazione degli aromi. La sua fragranza e la sua aromaticità lo rendono il vino esemplare per accompagnare molluschi ed antipasti di pesce, ma anche primi e secondi piatti a base di pesce e verdure. Il grillo si sposa perfettamente anche con i crostacei fritti, le carni bianche, le uova, i salumi e con il carpaccio di sedano e fragole.

Pagnotta del Dittaino DOP

pagnotta del dittaino

La pagnotta del Dittaino è un alimento che viene tradizionalmente prodotto a Enna, Nicosia, Sperlinga, Cagliano Castelferrato, Valguarnera Caropepe, Villarosa e altri comuni in provincia di Catania.
Questa pagnotta ha origini molto antiche, che affondano la loro esistenza nella zona delle province di Enna e Catania. Proprio la presenza di numerose coltivazioni di grano duro in questi territori ha favorito l’affinamento delle tecniche della panificazione. La produzione e il commercio di pane era infatti per queste zone una delle maggiori fonti di ricchezza e sostentamento, oltre che un cardine della cultura culinaria locale.
La leggenda di origini greche narra che la Dea Cerere, regina delle Messi, giungesse dalla Porta degli Inferi (che si troverebbe sotto il lago di Pergusa, nella provincia di Enna) per portare i semi del grano sulla terra, contribuendo così a rendere le coltivazioni generose ed abbondanti.

Metodo di produzione

Per produrre la tradizionale pagnotta, il cui nome è riportato in numerosi documenti antichi, si utilizza solamente semola rimacinata di grano duro, appartenente a determinate tipologie quali la varietà Simeto, Colosseo, Ciccio e poche altre. Un disciplinare regolamenta rigorosamente il processo di produzione, dal quale sono tassativamente esclusi organismi geneticamente modificati.
L’impasto deve essere prodotto utilizzando solo quattro ingredienti, quali la semola, l’acqua, il sale e infine il lievito naturale, chiamato Criscenti. I dosaggi degli ingredienti subiscono mutazioni a seconda del produttore. Dopo aver creato l’impasto, lo si lascia a riposo per circa venti minuti, e quindi si creano pagnotte con una forma rotonda; il processo può essere svolto interamente a mano o con l’ausilio di macchine.
Dopo la lievitazione, che avviene dopo circa tre ore, si passa alla cottura in forno a gas oppure a legna, per un’ora, alla temperatura di 230 gradi. Una volta che le pagnotte sono fredde, vengono confezionate e vi viene apposta la dicitura DOP.

Caratteristiche e usi in cucina

Il prodotto si presenta con dimensioni medie, e un peso che oscilla tra 1 e 1,4 kg. La crosta è spessa 4-5 mm, di colore dorato, mentre la mollica è giallastra e compatta, oltre che elastica.
La pagnotta viene tradizionalmente consumata come bruschetta, ma è perfetta abbrustolita e accompagnata con Olio extravergine d’oliva, oppure ancora con qualunque contorno o piatto di pesce e carne.

Piacentinu Ennese DOP

Il Piacentinu Ennese DOP è un formaggio siciliano di pecora a pasta dura, che viene prodotto con l’aggiunta di zafferano, il quale gli conferisce particolari caratteristiche di gusto e sapore.
La storia della produzione di questo formaggio inizia già nel IV secolo, come testimoniato da alcuni documenti dello storico Gallo, il quale descrive sommariamente la produzione di un formaggio al quale vengono aggiunti stimmi di zafferano. Anche nel libro “Sicilia passeggiata” di F. Maja vi sono alcuni inequivocabili riferimenti al prodotto.
Il termine stesso, Piacentinu, deriva da un’espressione dialettale, “piacenti”, che sta a significare “formaggio che piace”.

Metodo di preparazione

Il formaggio è prodotto in nove comuni della provincia di Enna, nella zona compresa fra i monti Erei e la valle del Dittaino, grazie al clima piovoso durante la primavera e alle estati non secche; infatti la vegetazione che cresce abbondantemente nel territorio permette alle pecore di nutrirsi di foraggi autoctoni. Il latte usato proviene da pecore di razze del territorio, come la Comisana o la Pinzirita.
Le tecniche di produzione sono rimaste immutate nel tempo: il latte intero, a cui viene aggiunto caglio di agnello, viene fatto cuocere a circa 45 gradi e quindi viene rotta. Dopo di che, la cagliata viene tagliata a pezzi e fatta riposare per due mesi; vengono quindi aggiunti pepe nero e stimmi di zafferano, e sotto scotta il prodotto viene lasciato stagionare per qualche ora. Lo attende quindi una giornata di riposo prima della stagionatura.
La salatura avviene su entrambe le facce, il formaggio viene continuamente ribaltato e viene lasciato stagionare un mese, se si vuole ottenere un primo-sale, oppure dai due ai quattro mesi per quello semi stagionato. Oltre i quattro mesi si tratta di un formaggio stagionato.

Caratteristiche e abbinamenti

Il profumo del formaggio è delicato, mentre il sapore è aromatico, abbastanza dolce e improntato dalla presenza di zafferano. Il formaggio stagionato solitamente viene utilizzato per accompagnare il brodo di pollo ruspante, o per condire i primi piatti; molto utilizzato nella cucina tradizionale della zona di Enna anche per conferire a diversi piatti un gusto unico e caratteristico. I vini che meglio lo accompagnano sono i rossi siciliani, come il Merlot, Nero d’Avola o il Syrah.

Pecorino Siciliano DOP

Il Pecorino Siciliano DOP è il formaggio più antico di Sicilia e probabilmente d’Europa, tutelato dal 1955 e prodotto DOP dal 1996. Celebrato nell’antichità da Omero e Plinio il Vecchio, questo formaggio custodisce ancora in sé tutti gli antichi segreti legati alla sua produzione e tutti i sapori della sua terra. Preparato seguendo le medesime tecniche di produzione del passato, il Pecorino Siciliano DOP, o meglio ‘u picurinu’, come viene chiamato localmente, è prodotto esclusivamente sul territorio siciliano, in tutte le province dell’isola. In questa terra dal clima mite i greggi sono liberi di pascolare tutto l’anno e questo tipo di alimentazione fresca e naturale consente al latte di assumere i sapori e i profumi dei prati.

Caratteristiche e metodo di produzione

Prodotto esclusivamente con latte crudo, fresco e intero, di pecora, coagulato con caglio ovino, il Pecorino Siciliano DOP viene prodotto tra ottobre e giugno.
Dopo l’inserimento nei fasceddi, cioè nei canestri di giunco, le forme vengono scottate per 2 o 3 ore. Vengono poi poste su un piano inclinato per un paio di giorni.
La salatura viene praticata a mano su ogni singola forma, a secco.
Successivamente si passa alla fase di stagionatura che viene effettuata non in locali climatizzati artificialmente ma areati in modo naturale. Solitamente questa fase dura dai 4 agli 8 mesi.
Il risultato è una vera e propria eccellenza italiana; un formaggio dalla forma cilindrica con facce piane.

Il peso di una forma può variare tra i 4 e i 12 kg e lo scalzo può essere alto dai 10 ai 18 cm.
La sua crosta è giallo chiaro, caratterizzata da una superficie rugosa che porta l’impronta del canestro.
Al taglio, la fetta è compatta, con pasta di colore giallo paglierino o bianco a seconda della stagionatura e l’occhiatura è molto ridotta. All’assaggio, il Pecorino Siciliano DOP è leggermente piccante, profumato, intenso. Spesso la naturale piccantezza è esaltata con l’aggiunta di pepe nero in grani.

Usi in cucina

Il Pecorino Siciliano DOP si può usare come formaggio da grattugiare, per dare carattere a ogni piatto, oppure come formaggio da tavola. In questa seconda versione si può gustare in purezza, oppure abbinandolo a olive o verdure.

Cassata Siciliana

La cassata è un tipico dolce siciliano, divenuto celebre in tutto il mondo, e composto da ricotta di pecora, pasta reale, pan di Spagna, frutta candita, glassa di zucchero. L’origine del nome di questo dolce deriva probabilmente dall’arabo, e significherebbe “bacinella”, anche se qualcuno sostiene che l’etimologia sia da ricercare nel latino caseum, cioè “formaggio”.
La cassata viene prodotta per la prima volta intorno al XI secolo, durante la dominazione araba in Sicilia, quando nell’isola vennero introdotti ingredienti quali la canna da zucchero, il cedro e il limone, mandarino, l’arancia e la mandorla. La ricotta era invece un prodotto tipico siciliano, mentre la pasta reale venne inventata verso la fine del 1100 in un convento palermitano. Essa consiste in un impasto dal sapore straordinariamente dolce, composto da farina di mandorle e zucchero, che divenne la struttura base della cassata. Prima di questo momento, infatti, questo dolce veniva creato utilizzando la pastafrolla come base.
Contribuirono a modellare la storia della Cassata anche l’introduzione di altri ingredienti, per merito degli spagnoli, quali cioccolato e frutta candita, la quale andò a decorare in un tripudio di colori e di gusti l’esterno della torta, conferendole così un aspetto particolarmente ricco e sfarzoso. La Cassata quindi altro non è che il risultato dell’interazione e del contributo di numerose culture che hanno arricchito in modo profondo una ricetta destinata a rimanere nella storia italiana e non solo.

Ricetta e metodo di preparazione

Per preparare la cassata innanzitutto bisogna dedicarsi alla farcitura interna, cioè alla ricotta, alla quale vanno aggiunti zucchero e vanillina, e dopo averla fatta riposare un’ora circa si aggiungono le gocce di cioccolata. A parte vanno preparate invece la pasta reale e la glassa di zucchero: la prima con farina di mandorle, zucchero semolato e acqua, e eventualmente colore alimentare; la seconda invece con zucchero e acqua, ma va preparata solo all’ultimo momento, poiché è indispensabile che sia liquida. Infine si cucina il Pan di Spagna e si provvede a comporre la Cassata: in un contenitore si prepara la base di Pan di Spagna, lo si farcisce con la ricotta, la si lascia riposare e quindi la si capovolge su un vassoio: quindi la si decora con la glassa e la pasta reale.

 

Frutta di Martorana

I frutti di Martorana sono tipici dolcetti siciliani che per la loro bontà sono amati nel mondo intero. Ma non è solamente il sapore delizioso ad averli fatti conoscere ed apprezzare nel resto d’Italia ed all’estero, bensì anche il loro aspetto caratteristico, che riproduce fedelmente frutti e talvolta ortaggi. E’ l’intera regione siciliana a produrre i frutti di Martorana, ma ad essere maggiormente impegnate nella produzione di questi dolci sono Palermo e le province di Trapani, Messina ed Agrigento. La storia di questi dolcetti è piuttosto antica e si lega alla Chiesa della Martorana, da cui presero il nome. Accanto a questa chiesa, situata nel centro storico della città di Palermo, sorgeva un convento benedettino. Si racconta che furono proprio le suore di questo convento a preparare per prime i dolcetti dalla forma di frutti. Sempre la tradizione vuole che le suore ebbero l’idea di creare dolcetti a forma di frutta per sostituire i veri frutti del giardino, rendendo così più gradevole il convento agli occhi del Papa, che si apprestava ad una visita. Fino al 1886 la ricetta era stata segretamente custodita ma poi, in seguito all’abolizione delle corporazioni religiosi, si inziò a diffondere prima tra i pasticceri palermitani e poi tra tutti i pasticceri siciliani. In origine la frutta di Martorana era preparata in occasione della festività dedicata ai defunti, mentre oggi è possibile consumarli in ogni periodo dell’anno. Vedere un’insieme di frutti di Martorana vuol dire ritrovarsi di fronte ad un’esplosione di colori: il giallo delle banane, l’arancio tenue delle albicocche e quello più intenso delle pesche, il giallo dei limoni, il rosso dei pomodori.

Ricetta e metodo di preparazione

A rendere inconfondibili questi dolcetti è anche il loro sapore: il palato avverte tutta la morbidezza e la delicatezza delle mandorle. Farina di mandorle e zucchero sono i due ingredienti alla base della preparazione di questo delizioso prodotto. Per ottenere questi dolcetti si inizia dall’impasto, che si ricava tritando mandorle, zucchero ed acqua. Formato l’impasto si procede con la lavorazione artigianale della pasta, che viene manualmente modellata per farle assumere le forme dei fruttini. Successivamente si lasciano asciugare i frutti che, una volta asciutti, vegono colorati tramite l’ausilio di un pennello con i coloranti alimentari. Infine, si attende nuovamente che i frutti siano asciutti per concludere la loro lavorazione con qualche spennellata di lucido.

 

Moscato & Passito di Pantelleria (e abbinamenti)

La parola Zibibbo identifica il nome di un vitigno che permette di ottenere vini dolci, liquorosi, aromatici, dal gusto intenso e gradevole, ideali per accompagnare frutta e dessert a fine pasto.
Lo Zibibbo è stato annoverato nella lista dei beni orali e immateriali del Patrimonio dell’Unesco e viene coltivato con una pratica agricola denominata “vite ad alberello” in Sicilia nell’isola di Pantelleria. La quasi totalità del’uva Zibibbo viene coltivata proprio in questa parte del sud Italia dove, con molta probabilità, fu importata dall’Egitto.
In questa zona si è resa necessaria una coltivazione particolare fatta di conche scavate nel terreno e di terrazzamenti per proteggere le piante dal vento che soffia incessantemente per quasi tutto l’anno.
Da queste uve si ricava un vino Doc nelle versioni passito, moscato e spumante.

Caratteristiche vitigno Zibibbo

Il grappolo di Zibibbo si presenta oblungo e pieno, con acini grossi dalla buccia spessa nelle tonalità di colore che vanno dal verdastro al giallo.
La vinificazione dello Zibibbo avviene verso ottobre per via della sua maturazione tardiva. Il vino che si ricava ha un colore giallo intenso con inconfondibili sfumature dorate, ha un profumo particolare ed un elevato tasso alcolico.

Degustazioni, aromi, abbinamenti

Il Moscato di Pantelleria (o d’Alessandria d’Egitto) è un vino Doc che viene prodotto a Pantelleria con uve di Zibibbo al 100%. Si ottiene da un mosto di uve fresche, ha un colore giallo paglierino che tende all’ambrato e ha un profumo fragrante ed inconfondibile.
Il Moscato di Pantelleria è un vino dolce particolarmente aromatico e deve le sue peculiarità all’alta concentrazione di terpeni.
Questo vino va preferibilmente servito ad una temperatura che oscilla tra i 10 e i 12 gradi centigradi, in bicchieri di media ampiezza e si presta a sposare in perfetta armonia selezioni di formaggi anche speziati, fois gras, gelato (soprattutto quello al pistacchio e alla ricotta tipici della zona), cassate e cannoli siciliani, dolci e paste alla mandorla.

Il Passito di Pantelleria, invece, è un vino dal colore ambrato prodotto sull’isola siciliana sempre con varietà di uve Zibibbo; ha un gusto dolce e un aroma delicato.
La produzione di questo vino deve avvenire rispettando una rigorosa procedura (raccolta, appassimento, torchiatura, fermentazione e affinamento) attuata per garantire le caratteristiche inimitabili che lo rendono un vino unico al mondo. Come tutti i vini riconosciuti Doc deve rispondere ai requisiti richiesti da un disciplinare che ne tutela il prodotto. Per ottenere il giusto carico zuccherino i grappoli vengono raccolti tardivamente e lasciati asciugare su antiche grate di legno.
Il Passito di Pantelleria è perfetto per accompagnare formaggi erborinati abbinati a confetture acide e dolci in generale.

Cerasuolo di Vittoria DOCG

cerasuolo di vittoria docg

Il Cerasuolo di Vittoria DOCG è un vino che racchiude nella sua antica tradizione un sapore maestoso; nasce da vigne adagiate su terre arse dal sole e rinfrescate dalla brezza mediterranea, complice della mescola di due vini importanti quale il Nero d’Avola e il Frappato. Il Nero d’Avola è presente in una quantità che varia tra il cinquanta e il settanta percento, ed è il gusto caratterizzante del Cerasuolo di Vittoria, ma anche il gentil sentore del Frappato si distingue facilmente, soprattutto al gusto, nelle note finali.
La zona maggiormente vocata alla produzione di questo vino è forse Chiaramonte Gulfi, un fazzoletto di terra adagiato su una collina ad oltre 400 metri sul livello del mare. In questo microclima mediterraneo, il Cerasuolo di Vittoria acquisisce tutte le sue proprietà organolettiche grazie soprattutto all’importante escursione termica tipica di queste terre, le quali contribuiscono ad arricchire le sfumature di sapore di questo ottimo vino.

Aromi enote di degustazione

Il colore di questo vino è caratterizzato da un brillante rosso ciliegia che può sconfinare sino al violaceo.
L’odore è inebriante, fresco, fragrante, pieno, con note fruttate e reminiscenze floreali. La base corposa e piena del Nero d’Avola viene sfumata lentamente per lasciar spazio alle gentilezza del Frappato.
Al sapore, il Cerasuolo di Vittoria riempie la bocca con grande morbidezza, lasciando però un retrogusto finale leggermente sapido, durevole in bocca. Questo vino rosso sa sorprendere i neofiti grazie ad un sapore leggero e facile da assaporare.

Abbinamenti cibo consigliati

Come tutti i vini siciliani, è un vino importante, degno delle grandi tavole e da abbinare a cibi pregiati e gustosi.
La gradazione prevede un minimo di tredici gradi per questo nettare degli dei, e quindi, la sua degustazione dev’essere supportata da piatti nobili quali il pescato profumato con erbe aromatiche o carni bianche. Abbinamento che non ti aspetti è ad esempio lo sposalizio con la pizza marinara, ma il Cerasuolo di Vittoria è talmente versatile che si consiglia anche l’abbinamento con le castagne arrostite.
Servitelo fresco, ad una temperatura che varia tra i 14 ed i 16 gradi.