Grecanico (aromi e abbinamenti)

Il Grecanico, anche detto Grecanico Dorato, è uno dei vitigni autoctoni siciliani di più antica diffusione. Non se ne conosce con certezza l’origine ma, se si considera l’etimologia, si può pensare che sia stato portato sull’isola dai Greci. Oggi questo vitigno occupa gran parte della superficie vitata dell’isola: si estende, infatti, su circa 5000 ettari, con una concentrazione maggiore nell’area di Trapani e Marsala. Vinificato con altre uve, dà origine a varie DOC tra cui Alcamo, Contea di Sclafani, Contessa Entellina, Menfi e Sciacca.

Aromi e note di degustazione

Spesso viene vinificato con il Grillo e il Catarratto ma può essere vinificato anche in purezza, dando origine a un vino dorato ambrato caratterizzato da un bouquet composto da note di uva, ananas, pesca sciroppata e fiori bianchi e, più raramente, di cioccolato. Al palato, il Grecanico è fresco, equilibratamente minerale e sapido.

Abbinamento vino cibo

Ottimo per accompagnare i crostacei e i frutti di mare, le zuppe di pesce e di legumi ma anche le paste al sugo. Delizioso in abbinamento ai cous cous siciliani a base di pesce e ai secondi a base di tonno o pesce spada.

Cassata Siciliana

La cassata è un tipico dolce siciliano, divenuto celebre in tutto il mondo, e composto da ricotta di pecora, pasta reale, pan di Spagna, frutta candita, glassa di zucchero. L’origine del nome di questo dolce deriva probabilmente dall’arabo, e significherebbe “bacinella”, anche se qualcuno sostiene che l’etimologia sia da ricercare nel latino caseum, cioè “formaggio”.
La cassata viene prodotta per la prima volta intorno al XI secolo, durante la dominazione araba in Sicilia, quando nell’isola vennero introdotti ingredienti quali la canna da zucchero, il cedro e il limone, mandarino, l’arancia e la mandorla. La ricotta era invece un prodotto tipico siciliano, mentre la pasta reale venne inventata verso la fine del 1100 in un convento palermitano. Essa consiste in un impasto dal sapore straordinariamente dolce, composto da farina di mandorle e zucchero, che divenne la struttura base della cassata. Prima di questo momento, infatti, questo dolce veniva creato utilizzando la pastafrolla come base.
Contribuirono a modellare la storia della Cassata anche l’introduzione di altri ingredienti, per merito degli spagnoli, quali cioccolato e frutta candita, la quale andò a decorare in un tripudio di colori e di gusti l’esterno della torta, conferendole così un aspetto particolarmente ricco e sfarzoso. La Cassata quindi altro non è che il risultato dell’interazione e del contributo di numerose culture che hanno arricchito in modo profondo una ricetta destinata a rimanere nella storia italiana e non solo.

Ricetta e metodo di preparazione della Cassata Siciliana

Per preparare la cassata innanzitutto bisogna dedicarsi alla farcitura interna, cioè alla ricotta, alla quale vanno aggiunti zucchero e vanillina, e dopo averla fatta riposare un’ora circa si aggiungono le gocce di cioccolata. A parte vanno preparate invece la pasta reale e la glassa di zucchero: la prima con farina di mandorle, zucchero semolato e acqua, e eventualmente colore alimentare; la seconda invece con zucchero e acqua, ma va preparata solo all’ultimo momento, poiché è indispensabile che sia liquida. Infine si cucina il Pan di Spagna e si provvede a comporre la Cassata: in un contenitore si prepara la base di Pan di Spagna, lo si farcisce con la ricotta, la si lascia riposare e quindi la si capovolge su un vassoio: quindi la si decora con la glassa e la pasta reale.

Abbinamento consigliato

La Cassata può diventare una vera e propria opera d’arte, e va gustata in abbinamento al vino Passito di Pantelleria.

Frutta di Martorana

I frutti di Martorana sono tipici dolcetti siciliani che per la loro bontà sono amati nel mondo intero. Ma non è solamente il sapore delizioso ad averli fatti conoscere ed apprezzare nel resto d’Italia ed all’estero, bensì anche il loro aspetto caratteristico, che riproduce fedelmente frutti e talvolta ortaggi. E’ l’intera regione siciliana a produrre i frutti di Martorana, ma ad essere maggiormente impegnate nella produzione di questi dolci sono Palermo e le province di Trapani, Messina ed Agrigento. La storia di questi dolcetti è piuttosto antica e si lega alla Chiesa della Martorana, da cui presero il nome. Accanto a questa chiesa, situata nel centro storico della città di Palermo, sorgeva un convento benedettino. Si racconta che furono proprio le suore di questo convento a preparare per prime i dolcetti dalla forma di frutti. Sempre la tradizione vuole che le suore ebbero l’idea di creare dolcetti a forma di frutta per sostituire i veri frutti del giardino, rendendo così più gradevole il convento agli occhi del Papa, che si apprestava ad una visita. Fino al 1886 la ricetta era stata segretamente custodita ma poi, in seguito all’abolizione delle corporazioni religiosi, si inziò a diffondere prima tra i pasticceri palermitani e poi tra tutti i pasticceri siciliani. In origine la frutta di Martorana era preparata in occasione della festività dedicata ai defunti, mentre oggi è possibile consumarli in ogni periodo dell’anno. Vedere un’insieme di frutti di Martorana vuol dire ritrovarsi di fronte ad un’esplosione di colori: il giallo delle banane, l’arancio tenue delle albicocche e quello più intenso delle pesche, il giallo dei limoni, il rosso dei pomodori.

Ricetta e metodo di preparazione

A rendere inconfondibili questi dolcetti è anche il loro sapore: il palato avverte tutta la morbidezza e la delicatezza delle mandorle. Farina di mandorle e zucchero sono i due ingredienti alla base della preparazione di questo delizioso prodotto. Per ottenere questi dolcetti si inizia dall’impasto, che si ricava tritando mandorle, zucchero ed acqua. Formato l’impasto si procede con la lavorazione artigianale della pasta, che viene manualmente modellata per farle assumere le forme dei fruttini. Successivamente si lasciano asciugare i frutti che, una volta asciutti, vegono colorati tramite l’ausilio di un pennello con i coloranti alimentari. Infine, si attende nuovamente che i frutti siano asciutti per concludere la loro lavorazione con qualche spennellata di lucido.

Come gustarla al meglio: abbinamento vino

Quanto all’abbinamento ideale in grado di esaltarne ancor più il sapore, la frutta di Martorana si abbina molto bene a vini dolci come il Marsala o lo Zibibbo.

Grillo (aromi e abbinamenti)

Quello del Grillo è un vitigno autoctono d’uva bianca da mosto presente soprattutto nella parte occidentale della Sicilia nella zona di Marsala. Le prime citazioni di queste uve risalgono al 1873, ma solo dopo la prima guerra mondiale vengono valorizzate per le loro qualità e soprattutto perchè possono concorrere alla produzione di vini molto alcolici e
di facile ossidazione, come ad esempio il Marsala. Dal 1970 questo vitigno è iscritto al Registro Nazionale delle Varietà di Vite.

Caratteristiche vino e vitigno

Il Vino Grillo viene prodotto in purezza con le omonime uve. I grappoli di questa varietà sono medio grandi con acini di colore giallo e sferici. L’impianto tradizionalmente usato era ad alberello, ma oggi sta lasciando il posto a realizzazioni a spalliera bassa. L’habitat del Grillo sono i versanti assolati e gli aridi terreni sabbiosi, che gli conferiscono l’elevato grado zuccherino. La maturazione e la vendemmia avvengono nella seconda metà del mese di settembre quando alla raccolta delle uve seguono la pigiatura, la diraspatura, la vinificazione in riduzione (pressatura in totale riparo dall’aria), la decantazione naturale, e la fermentazione a temperatura controllata per 10 giorni. Prima di essere imbottigliato e commercializzato il vino deve maturare sui lieviti in acciaio per almeno 5 mesi.

Aromi e note di degustazione

Versati nel bicchiere il Grillo mostra subito la vivacità del suo colore giallo paglierino intenso con sfumature dorate. Il profumo, spiccatamente tropicale, rimanda al mango, alla papaia, al gelsomino, erbacce di thè, foglie di ortica ed ai delicati fiori bianchi con tenui sentori di fieno e fiori secchi. Al palato si rivela caldo, equilibrato ed armonico con il suo gusto asciutto e leggermente tannico. La sua giusta acidità lo rende particolarmente portato all’invecchiamento.

Abbinamenti cibo consigliati

Questo vino bianco fermo di corpo deve essere gustato ad una temperatura di servizio compresa tra gli 8 e i 10 °C. I bicchieri ideali sono quelli di dimensioni medie per vini bianchi leggeri, con una luce sufficientemente ampia per consentire la giusta enfatizzazione degli aromi. La sua fragranza e la sua aromaticità lo rendono il vino esemplare per accompagnare molluschi ed antipasti di pesce, ma anche primi e secondi piatti a base di pesce e verdure. Il grillo si sposa perfettamente anche con i crostacei fritti, le carni bianche, le uova, i salumi e con il carpaccio di sedano e fragole.

Marsala (aromi e abbinamenti)

Il Marsala è un vino liquoroso DOC prodotto in Sicilia, in provincia di Trapani.
La storia del Marsala è piuttosto curiosa: esso nasce dall’idea di un commerciante di Liverpool chiamato John Woodhouse che nel 1773, recatosi in Sicilia, acquistò una partita di botti di Perpetuum, vino molto amato dagli inglesi. Dato che il viaggio si preannunciava lungo e il vino rischiava di non conservarsi, egli aggiunse una certa quantità di acquavite alle botti. Il successo che il vino ebbe lo convinse a ritornare in Sicilia e a dar vita ad una stabile attività di commercio.
Oggi il Marsala è prodotto in tutta la provincia siciliana di Trapani, con la sola esclusione dei comuni di Alcamo, Favignana e Pantelleria.

Il vino Marsala è un vino complesso, dalle molteplici facce e varietà, molto versatile e conosciuto in tutto il mondo; sicuramente uno dei più pregiati vini liquorosi d’Italia. A seconda dei tempi di invecchiamento, dell’uva che viene utilizzata e dei differenti metodi di lavorazione, si possono ottenere varietà di vini completamente differenti tra di loro.
I principali tipi di Marsala sono:

  • il Marsala Oro e Ambra, per il quale sono utilizzate le uve bianche Grillo, Inzolia, Damaschino e Catarratto;
  • il Marsala Rubino, per il quale sono utilizzate utilizzate le uve rosse Pignatello (o Perricone), Nerello Mascalese e Nero d’Avola, e l’uva bianca sopra citata fino a un massimo del 30%.

Ognuno dei vitigni utilizzati ha diverse caratteristiche: si va dai grappoli lucidi e zuccherosi del Catarratto, al Grillo coltivato ad alberello; dal produttivo Damaschino che offre grappoli di grandi dimensioni e poco acidi, al Nerello Mascarese dal profondo colore rosso rubino.

Il vino si distingue inoltre in dolce, semisecco e secco.
Il Marsala Dolce è ottimo servito con dolci di crema e al cucchiaio, e anche con dolci al cioccolato.
Il Marsala Semisecco accompagna bene i formaggi e i grana se lungamente invecchiati; ottimo con dolci come crostate e confetture di frutta.
Il Marsala Secco si sposa con bottarga, perfetto per l’aperitivo, se invecchiato può anche concludere il pasto.

Il Vino Marsala Fine è presente nella varietà ambra, rubino e oro; presenta gradazione 17° e invecchia per almeno un anno, di cui otto mesi in fusti di legno.
Il Marsala Superiore ha una gradazione minima di 18°, ed è anch’esso presente nella varietà oro, ambra e rubino. Viene invecchiato per due anni in botti di legno, e quindi è giustamente definito vino “vecchio”. Il Vino Marsala superiore riserva è invecchiato per quattro anni in botti di legno; il Marsala vergine (chiamato anche Soleras) per cinque anni.

Data la particolare lavorazione e i metodi di produzione, il Marsala può invecchiare anche per un decennio: è il caso del Marsala Soleras stravecchio, con invecchiamento minimo di dieci anni. Si tratta della tipologia più pregiata, fatta invecchiare in botte secondo i metodi tradizionali (con continui travasi e rabbocchi) come è previsto da tradizione anche per lo Sherry.

Il Marsala presenta caratteristiche organolettiche tipiche, come la presenza del profumo profondo di note di miele e vaniglia, uva passita e mandorla; il sapore, che può essere secco, dolce o semisecco, sempre caldo e morbido e con fondo amaro.

Malvasia (aromi e abbinamenti)

Il Malvasia è un vitigno di uva bianca tra i più diffusi del Mediterraneo che, a seconda della zona geografica, si differenzia per le caratteristiche morfologiche, gustative ed ampelografiche. L’origine del nome di questo vitigno viene attribuita ad un particolare vino che, nel Medioevo, veniva prodotto nell’isola di Malta. Nel corso del XIII secolo venne portato in Italia dai Veneziani a seguito della loro conquista della citta di Monembasia, nel Peloponneso. In Italia vi sono diverse zone geografiche in cui viene prodotto il vino malvasia. Tra i più rinomati troviamo la Malvasia delle Lipari, la Malvasia nera di Brindisi e la Malvasia di Sardegna. Tra i vari tipi di Malvasie si trovano sia vitigni a bacca bianca (che sono la maggioranza) che a bacca nera.

Caratteristiche del vino

La caratteristica principale di questo vino è il lungo invecchiamento al quale viene sottoposto. La disciplinare ha fissato questo periodo in due anni, ma in genere i produttori si spingono anche oltre i tre anni di invecchiamento.
Della Malvasia viene prodotta sia la versione secca che quella dolce.
Nel processo di produzione, dopo essere state raccolte le uve vengono pressate e successivamente solfitate. Successivamente, a seguito della sfecciatura, viene avviata la fermentazione del mosto a bassa temperatura. Si procede quindi alla svinatura dopo la quale il vino Malvasia viene conservato e mantenuto a basse temperature fino ad arrivare ad un periodo minimo di due anni nel corso dei quali viene sottoposto a ulteriori travasi e filtrazioni prima di essere imbottigliato. Per produrre la versione dolce della Malvasia viene aggiunta, rispetto a quella secca, una percentuale di zuccheri.

Aromi e note di degustazione

Alla vista il vino Malvasia Bianco si presenta di colore paglierino, con riflessi dorati che talvolta con l’invecchiamento sono tendenti all’ambrato. Solitamente il profumo di questo vino è intenso e persistente ed il suo sapore risulta pieno ed avvolgente.
Il Malvasia Nera è un vino di colore rosso rubino; presenta aromi di ciliegia e frutti di bosco; è un vino tannico e rotondo

Abbinamento cibo consigliato per il vino Malvasia

Per quanto riguarda gli abbinamenti, un vino Malvasia Bianco secco si accompagna molto bene durante i pasti con dei piatti leggeri, magari con alcuni salumi delicati tipi prosciutto crudo di tipo dolce, mortadella e pancetta, mentre come aperitivo si accompagna bene con del formaggio poco stagionato.
Il vino malvasia dolce invece si accompagna bene con dolci e dessert al cucchiaio, con la frutta oppure con un piatto fresco come prosciutto e melone, mentre fuori pasto è ottimo abbinato con formaggio e pere, con il miele e con la pasta fritta.
Il vino Malvasia Nera è ottimo in abbinamento a carni rosse, carni bianche, formaggi di media stagionatura.

Passito di Pantelleria (aromi e abbinamenti)

La parola Zibibbo identifica il nome di un vitigno che permette di ottenere vini dolci, liquorosi, aromatici, dal gusto intenso e gradevole, ideali per accompagnare frutta e dessert a fine pasto.
Lo Zibibbo è stato annoverato nella lista dei beni orali e immateriali del Patrimonio dell’Unesco e viene coltivato con una pratica agricola denominata “vite ad alberello” nella zona di Pantelleria, in provincia di Trapani (Sicilia). La quasi totalità del’uva Zibibbo viene coltivata proprio in questa parte del sud Italia dove, con molta probabilità, fu importata dall’Egitto.
In questa zona si è resa necessaria una coltivazione particolare fatta di conche scavate nel terreno e di terrazzamenti per proteggere le piante dal vento che soffia incessantemente per quasi tutto l’anno.
Da queste uve si ricava un vino Doc nelle versioni passito, moscato e spumante.

Il grappolo di Zibibbo si presenta oblungo e pieno, con acini grossi dalla buccia spessa nelle tonalità di colore che vanno dal verdastro al giallo.
La vinificazione dello Zibibbo avviene verso ottobre per via della sua maturazione tardiva. Il vino che si ricava ha un colore giallo intenso con inconfondibili sfumature dorate, ha un profumo particolare ed un elevato tasso alcolico.

Il Moscato di Pantelleria (o d’Alessandria d’Egitto) è un vino Doc che viene prodotto a Pantelleria con uve di Zibibbo al 100%. Si ottiene da un mosto di uve fresche, ha un colore giallo paglierino che tende all’ambrato e ha un profumo fragrante ed inconfondibile.
Il Moscato di Pantelleria è un vino dolce particolarmente aromatico e deve le sue peculiarità all’alta concentrazione di terpeni.
Questo vino va preferibilmente servito ad una temperatura che oscilla tra i 10 e i 12 gradi centigradi, in bicchieri di media ampiezza e si presta a sposare in perfetta armonia selezioni di formaggi anche speziati, fois gras, gelato (soprattutto quello al pistacchio e alla ricotta tipici della zona), cassate e cannoli siciliani, dolci e paste alla mandorla.

Il Passito di Pantelleria, invece, è un vino dal colore ambrato prodotto sull’isola siciliana sempre con varietà di uve Zibibbo; ha un gusto dolce e un aroma delicato.
La produzione di questo vino deve avvenire rispettando una rigorosa procedura (raccolta, appassimento, torchiatura, fermentazione e affinamento) attuata per garantire le caratteristiche inimitabili che lo rendono un vino unico al mondo. Come tutti i vini riconosciuti Doc deve rispondere ai requisiti richiesti da un disciplinare che ne tutela il prodotto. Per ottenere il giusto carico zuccherino i grappoli vengono raccolti tardivamente e lasciati asciugare su antiche grate di legno.
Il Passito di Pantelleria è perfetto per accompagnare formaggi erborinati abbinati a confetture acide e dolci in generale.

Nero d’Avola (aromi e abbinamenti)

Il Nero d’Avola è un vino rosso a denominazione di origine controllata prodotto in tutta la Sicilia con le omonime uve. La zona migliore per la coltivazione di questi vitigni è quella che comprende Avola, Noto, Eloro e Pachino in provincia di Siracusa dove ci sono le contrade più prestigiose (Buonivini, Bufalefi, Maccari, Archi).

Caratteristiche vino e vitigno

I vini prodotti nella parte occidentale dell’isola hanno un carattere più deciso e forte al palato a differenza di quelli prodotti nella zona orientale che sono più fini e morbidi e spiccano per le particolari note di frutta.
Considerato un vino da taglio per via della sua elevata gradazione alcolica, è stato trasformato nel corso degli anni con sofisticate tecniche di vinificazione in apprezzato vino da tavola, meno zuccherino e con la giusta acidità.
Questo vino, prodotto in purezza e in blend, ha vissuto un vero successo nell’ultimo decennio in cui numerose imprese vitivinicole hanno deciso di dedicarsi alla sua produzione con l’impianto di nuovi vigneti ad alberello e a controspalliera, migliorando non solo le rese per ettaro, ma le qualità organolettiche ed il potenziale d’invecchiamento del prodotto stesso.

Aromi e note di degustazione

Il Nero d’Avola versato nel bicchiere si mostra nel suo caldo, intenso ed impenetrabile colore rosso rubino con sfumature aranciate che variano a seconda del vigneto, della struttura e della giacitura. Al palato il suo gusto deciso termina con una persistenza equilibrata e morbida. All’olfatto si percepisce subito la sua complessità derivante dall’affinamento in botte che ne equilibra anche i tannini. Gli aromi primari che si percepiscono sono quelli dell’amarena, della ciliegia, del ribes nero, della prugna, della mora, del mirtillo e della viola. Le versioni più invecchiate sviluppano aromi di cacao, chiodi di garofano, carruba, cannella, cuoio, eucalipto e liquirizia.

Abbinamenti cibo consigliati

Questo vino è l’abbinamento ideale per tutti i piatti saporiti della tradizione culinaria regionale. Si abbina perfettamente con formaggi stagionalti, carni alla brace, arrosti, carni rosse in generale, funghi di bosco e piatti di selvaggina.
E’ consigliabile aprire la bottiglia almeno un’ora prima della degustazione e servirlo ad una temperatura di 16/18 °C in calici medio grandi a luce ampia che ne esaltano la diffusione dei profumi.

Malvasia delle Lipari (aromi e abbinamenti)

Il Malvasia delle Lipari ed il Malvasia delle Lipari Passito sono due vini DOC (Denominazione ad Origine Controllata) la cui produzione è consentita solo all’interno dell’arcipelago delle Isole Eolie, in Sicilia.
Si tratta di due dei prodotti più importanti dell’agricoltura eoliana, esportati in tutto il Mondo. Il riconoscimento DOC è stato ottenuto nel 1973.
Il territorio di provenienza della Malvasia delle Lipari sono le Isole Eolie, dove il vitigno venne introdotto intorno al 580 a.c. dai colonizzatori greci che sbarcarono sulle isole. Alla Grecia si deve probabilmente anche il nome del vitigno, che venne importato dalla città greca di Monenvasìa.

Caratteristiche del vino

I vigneti sono sempre stati coltivati su caratteristici terrazzamenti costruiti utilizzando muretti di pietra lavica tipica del territorio. Le terrazze dei vigneti giocano un ruolo fondamentale non solo per quanto riguarda il contenimento, ma anche per il rallentamento delle acque superficiali, caratteristica che favorisce anche la difesa contro gli agenti erosivi del suolo.
Il vino Malvasia delle Lipari viene prodotto utilizzando soprattutto uve Malvasia (fino ad un massimo del 95%) ed una piccola parte di uve Corinto nero (tra il 5% e l’8%). Si ottiene utilizzando uve fresche ed il suo affinamento in bottiglia ha la durata di almeno un anno.

Aromi e note di degustazione

Alla vista si presenta con un colore le cui sfumature vanno dal giallo dorato all’ambrato e la sua gradazione minima deve essere di 11,5 gradi.
Per quanto riguarda il vino Malvasia delle Lipari Passito invece vengono utilizzate uve lasciate appassire inizialmente sulla pianta e successivamente per circa 15 giorni sui cannizzi, i tradizionali graticci di canne. Il colore del Passito è un giallo dorato brillante e la sua gradazione alcolica minima deve essere di 18 gradi.
Al palato la Malvasia delle Lipari ha un sapore dolce, pieno ed equilibrato, ma anche molto aromatico ed il suo profumo richiama i sentori della macchia mediterranea.
Il Passito ha un sapore dolce e vellutato, mentre il suo profumo di eccezionale ampiezza rimanda a dei sentori di miele, eucalipto ed erbe aromatiche.

Abbinamento cibo consigliato

Il vino Malvasia delle Lipari è un classico vino dolce da dessert.
Tra gli abbinamenti consigliati c’è la pasticceria secca; è ottimo per abbinare dolci alle mandorle. Se servito freddo è ottimo anche il suo aabbinamento a formaggi erborinati.
Per quanto riguarda il Malvasia Passito delle Lipari, è ottimo come vino da dessert, ma viene degustato spesso anche da solo come “vino da meditazione”.

Etna Bianco (aromi e abbinamenti)

L’Etna, uno dei vulcani attivi più famosi nello scenario naturalistico globale, con le sue manifestazioni eruttive e la sua biodiversità rappresenta, oltre che una meta apprezzata da turisti e visitatori, un’area vitivinicola davvero peculiare. Uno dei vini più rappresentativi di questo splendido territorio è sicuramente l’Etna Bianco DOC.

Caratteristiche vino e vitigni

In base al Disciplinare di produzione, il vino Etna Bianco viene ottenuto da due vitigni indigeni a bacca bianca: il Carricante, il cui nome deriva dalla tendenza a offrire produzioni quantitativamente abbondanti, e il Catarratto.
Il Carricante è un vitigno secolare coltivato in tutta l’Isola, se si escludono le aree provinciali di Trapani e Palermo.
Il Catarratto è un vitigno forse ancora più antico del Carricante e, pur essendo diffuso in tutta la Sicilia, mostra zone di produzione privilegiate quali la provincia di Trapani e il territorio etneo.
Nello specifico, il vino Etna Bianco deve prevedere un minimo di 60% di uve autoctone del vitigno Carricante e fino al 40% di uve di Catarratto bianco comune o lucido.
Sono inoltre concesse – fino a un massimo del 15% del totale – anche uve appartenenti ai vitigni Trebbiano, Minnella bianca e altri vitigni a bacca bianca non aromatici presenti nel territorio siciliano.
La varietà “Etna Bianco DOC Superiore” viene prodotta esclusivamente nel Comune di Milo (sono 20 in totale i Comuni etnei della Provincia di Catania che costituiscono la zona di produzione) e la percentuale di uve Carricante si alza all’80 per cento.

Aromi e note di degustazione

Il vino Etna Bianco è un vino fermo che si connota per la sua leggerezza e per il suo carattere armonico. Dal sapore fresco, fragrante e secco, l’Etna Bianco riunisce tutte le suggestioni – anche olfattive – di un paesaggio naturale che si distende dalle pendici fino alla vetta del vulcano più alto d’Europa, l’Etna appunto, passando per le colline che puntellano il territorio.
Il colore che lo evidenzia è il giallo paglierino, attraversato da lievi riverberi che rievocano l’oro. Il profumo è quello tipico del vitigno autoctono Carricante.

Abbinamenti cibo consigliati

Questo vino si abbina felicemente con il pesce, che in Sicilia non manca, declinato negli antipasti, nei primi ma soprattutto nei secondi piatti. Da gustare anche in abbinamento al fritto di pesce.