Sangiovese di Romagna (aromi e abbinamenti)

Il Sangiovese di Romagna è un vino Doc la cui produzione è circoscritta alle province di Forlì-Cesena, Ravenna, Rimini ed a sette comuni della Provincia di Bologna, a sud della via Emilia, nel tratto collinare e pre appenninico. Dal 1967 ha ottenuto la denominazione di origine controllata e nel 2011 il vitigno è stato rinominato Romagna Sangiovese. Alcuni cenni storici lo collocano già nel lontano ‘600 quando fu servito, ed ampiamente apprezzato, durante un banchetto nel Monastero dei Frati Cappuccini di Santarcangelo di Romagna alla presenza di Papa Leone XII con il nome di sangue di Giove (Sunguis di Jovis). Negli anni a seguire è stato poi merito di intelligenti produttori identificare e legare questo prodotto alle terre di Romagna.

Caratteristiche vino e vitigno

Il Sangiovese di Romagna viene prodotto in purezza con le omonime uve ed eventualmente con l’aggiunta di piccole quantità (contenute nell’ordine di grandezza del 15%) di altri uvaggi sempre a bacca rossa e rigorosamente della zona. Questo vitigno vigoroso predilige i terreni calcarei e aridii ed i climi poco umidi e non eccessivamente freddi. La maturazione delle uve è generalmente tardiva e dipende dall’andamento climatico. Se matura troppo a lungo tende ad aumentare di acidità. Per quanto riguarda le forme di allevamento si adatta a diverse soluzioni, è fondamentale che i grappoli arieggino correttamente per scongiurare diverse patologie degli acini.

Aromi del vino e note di degustazione

Versato nel bicchiere il Sangiovese di Romagna brilla nel suo colore rosso rubino con leggeri orli violacei. Il suo aroma vinoso, infatti, riporta a sentori delicati dei fiori di viola, mentre il sapore secco, ma armonico, rivela la sua concentrazione di tannini e un retrogusto persistente ed amarognolo.

Abbinamenti cibo consigliati

La temperatura di servizio consigliata è compresa tra i 16 e i 18°C. E’ preferibile usare calici da vino rosso classico. Per quanto riguarda gli abbinamenti in tavola si può dire che il Sangiovese di Romagna è un signor vino da pasto che si abbina perfettamente con tutte le minestre casalinghe condite con sughi di carne, arrosti, grigliate miste, carne di castrato, cosciotto di agnello, selvaggina, cacciagione, stracotto e brasato. Inutile dire che questo vino forma il binomio perfetto con gli affettati e la piadina locale, generalmente servite con squacquerone, prosciutto crudo e ruccola. Il disciplinare prevede tre tipologie di Sangiovese di Romagna: novello, superiore e riserva.

Albana di Romagna (aromi e abbinamenti)

L’Albana di Romagna è stato il primo vino bianco italiano a ricevere nel 1987 il riconoscimento Docg. La zona di produzione prevista dal disciplinare comprende i comuni di Bertinoro, Borgo Tossignano, Casalfiumanese, Castel San Pietro Terme, Dozza Imolese, Fontanelice, Castrocaro e Terra del Sole, Longiano, Meldola, Montiano, Roncofreddo, Brisighella, Casola Valsenio Riolo Terme e una parte del territorio di Imola, Ozzano dell’Emilia, Cesena, Forlì, Forlimpopoli, Savignano sul Rubicone, Castel Bolognese e Faenza. I primi cenni storici dell’Albana di Romagna risalgono ai tempi dell’imperatore Teodosio quando alla figlia, di passaggio per queste terre, ne fu servito un pò in una rozza brocca in terracotta lasciandola estasiata. Da allora si narra che alla corte di Ravenna questo vino venne servito esclusivamente in bicchieri preziosi. Storicamente prodotto nelle versioni amabile, dolce e passito, negli ultimi anni si stanno facendo largo il tipo secco.

Caratteristiche del vitigno

Questo vitigno a bacca bianca particolarmente portato per l’appassimento si caratterizza per le foglie pentagonali molto grandi e per gli acini dalla buccia spessa e dal colore giallo intenso. Tutte le operazioni di vinificazione devono avvenire all’interno dell’area indicata. La vendemmia avviene non prima della metà di ottobre e la caratteristica principale è l’appassimento delle uve sulla pianta prima e nel fruttaio dopo. Alla vinificazione in botti di rovere italiano seguono due anni di affinamento, di cui 6 mesi in bottiglia, prima della commercializzazione.

Aromi del vino e note di degustazione

Nel bicchiere l’Albana di Romagna mostra il suo profondo colore giallo paglierino. All’olfatto il profumo è leggero, lievemente intenso, persistente, fine e indubbiamente floreale. Sono evidenti sentori di frutta gialla, susine, buccia di agrumi, fichi, profumi di ginestra, acacia, nocciole, miele e fiori di pesco. Al palato il sapore si mostra fresco e asciutto, caldo e armonico, con un lieve retrogusto amarognolo con note minerali. Questo vino bianco intenso, di struttura, dai tannini vivaci ha delle caratteristiche che difficilmente si trovano in altri bianchi.

Abbinamenti cibo consigliati

E’ consigliabile berlo giovane, entro l’anno successivo alla vendemmia, ad una temperatura di servizio di 10 °C in calici a tulipano. Il tipo secco abbina perfettamente pietanze di pesce, in particolare crostacei, zuppe e brodetti, ma è eccellente anche con le animelle, le cervella, il pollo, il fegato d’oca, le creme e le minestre in brodo. E’ consigliato anche come vino da abbinare a un aperitivo. Le versioni dolci sono ideali in abbinamento con la ciambella e con il formaggio di fossa con il miele di castagno.

Parmigiano Reggiano DOP

Il Parmigiano Reggiano è un formaggio italiano la cui storia inizia nove secoli or sono, durante il Medioevo (XII secolo), nelle provincie attualmente indicate come quelle di Parma, Reggio Emilia, Modena, Bologna alla sinistra del fiume Reno e Mantova, alla destra del fiume Po. Inizialmente alla produzione dei formaggi si dedicano i monasteri fra Parma e Reggio; le condizioni territoriali delle regioni sono favorevoli a questo tipo di lavoro, dato che i terreni abbondavano d’acqua e ciò facilitava l’allevamento delle mucche da latte, mentre nel parmense vi era una disponibilità di sale maggiore che negli altri territori, grazie alla presenza delle saline di Salsomaggiore. Questo formaggio presenta un sapore pieno, forte, più dolce quando il prodotto è più giovane.

Metodo di preparazione

Il Parmigiano Reggiano è un prodotto DOP, Denominazione a Origine Protetta, che viene prodotto in oltre 450 caseifici con latte senza additivi e prodotto da bovini alimentati con foraggio naturale; il latte viene versato nelle caldaie di rame, viene arricchito con caglio naturale e siero e si attende che la coagulazione termini. La cagliata viene quindi fatta a pezzi in granelli piccoli, e quindi si procede con una cottura lenta a 55°. I granuli ottenuti cadono verso il fondo, formando una massa che verrà lavorata per ottenere la forma del formaggio; per farne una servono almeno 600 litri di latte. La forma viene quindi marchiata col mese e l’anno di produzione e con un numero progressivo e unico, che è ciò che identifica il prodotto DOP. Qualche giorno più tardi, tutte le forme vengono immerse in una soluzione di acqua e sale; terminato questo passaggio, inizia la stagionatura. Le forme sono lasciate ad asciugare su una tavola di legno, dove formano una crosta edibile naturale che non necessita di alcun trattamento; il tempo minimo di stagionatura è di 12 mesi, quindi interviene il controllo degli Esperti del Consorzio di Tutela che applicano sulla forma il bollo a fuoco. Solo allora, eventualmente, la stagionatura può continuare per altri 12 mesi, anche fino ai 30 e più.

Usi in cucina e abbinamenti consigliati

Il Parmigiano Reggiano si dimostra un formaggio versatile, tipico della cucina mediterranea italiana, che accompagna fedelmente. Esso è infatti principalmente utilizzato come condimento della pastasciutta, per il riso, zuppe e minestre. Ciò non toglie che il Parmigiano sia un ottimo formaggio da tavola, assaggiato da solo o mentre accompagna verdure e insalate. Il suo sapore dinamico si sposa bene anche con la frutta, per esempio pere, mele, fichi, noci, uva, pesche; molto apprezzata è anche la combinazione con miele; in diversi luoghi è tradizione servirlo come accompagnamento da aperitivo.

Culatello di Zibello DOP

Il Culatello di Zibello è uno dei gioielli della salumeria italiana, un salume DOP tipico della provincia di Parma. Il Culatello viene prodotto nella fascia di terra adagiata lungo le rive del grande fiume Po e che oltre al comune di Zibello comprende anche quelli di Busseto, Colorno, Soragna, Polesine Parmense, Roccabianca, San Secondo e Sissa. La zona geografica è un fattore determinante per la produzione del culatello, in quanto il suo particolare regime climatico favorisce la giusta maturazione e stagionatura. Agli inverni freddi e lunghi seguono sempre estati torride ed assolate, favorendo la giusta alternanza di periodi secchi ed umidi ed una condizione climatica che consente la lenta maturazione del Culatello.
Gli inconfondibili profumi e sapori di questo salume lo hanno reso famoso in tutto il mondo. Il Culatello è dolce, fragrante e delicato, con sentori che sfumano tra la rosa e il muschio. Al taglio si presenta morbido, di colore rossastro, quasi rosato, alternato dalle striscie bianchissime delle parti grasse.

Metodo di preparazione

Il Culatello di Zibello viene prodotto utilizzando la carne ricavata dalla coscia dei suini adulti e la sua lavorazione avviene esclusivamente nel periodo che va da ottobre a febbraio.
La coscia di suino viene prima decotennata, poi sgrassata e disossata per essere così separata dal fiocchetto (la parte della coscia di qualità inferiore). A quel punto la carne rimasta viene rifilata a mano ed assume la caratteristica forma a pera. Dopo circa 10 giorni si procede prima al processo di salatura e poi alla cosiddetta investitura, ovvero la fase di insaccamento del salume nel budello (la vescica del suino) a cui segue la legatura effettuata con lo spago.
Il Culatello viene poi messo per alcuni giorni ad asciugare in un ambiente secco ed a quel punto è pronto per la fase di stagionatura, che avviene in cantina e che ha una durata minima di dieci mesi. Durante la stagionatura avviene il passaggio climatico dal freddo secco dell’inverno al caldo umido dell’estate, passaggio che contribuisce indiscutibilmente a rendere questo prodotto assolutamenteunico.

Usi in cucina e abbinamento vino

Per apprezzare al meglio il gusto inconfondibile del Culatello di Zibello si consiglia di degustarlo dopo averlo tagliato a mano, accompagnandolo con una fetta di pane casereccio. E’ ottimo anche unito a un fiocchetto di burro, oppure con del formaggio cremoso come ad esempio lo Squacquerone romagnolo o lo Stracchino.
Abbinamenti cibo consigliati?
Per quanto riguarda l’abbinamento vino, si può scegliere un Fortana, un Lambrusco o un vino rosso di di medio corpo. Ottimo anche in abbinamento a uno spumante metodo classico (Trentodoc, Franciacorta, Champagne, …), o con un Malvasia Secca se preferite qualcosa di più semplice

Cotechino IGP: caratteristiche e abbinamenti

Il cotechino di Modena è un prodotto IGP, cioè a Indicazione Geografica protetta, il cui marchio è tutelato dal Consorzio produttore dietro autorizzazione ministeriale. Oggi, oltre che nella zona di origine, è prodotto anche a Brescia, Como, Bergamo, Bologna ed altre città.
Il cotechino, prodotto tradizionale modenese, ha origini molto antiche: la leggenda racconta addirittura che esso venne prodotto per la prima volta nel Cinquecento, alla corte di Pico di Mirandola, e che fosse nato come metodo di conservazione di carne di maiale durante un assedio.
Verso la fine del 700 si diffonde anche nelle regioni circostanti, e venne prodotto sempre più professionalmente dalle botteghe di salumieri; nel 1800 era un prodotto tipico molto apprezzato e conosciuto.

Metodo di preparazione

Questo insaccato è composto da un impasto di carne magra, di grasso e di cotenna di suino; alla miscela, prima che venga insaccata in un budello naturale, vengono aggiunte spezie come sale e pepe e talvolta anche vino, a seconda della ricetta.
La carne viene tritata e compressa dentro stampi, quindi è impastata e poi è insaccata. Il prodotto quando è fresco viene quindi asciugato in un’apposita stufa ad aria calda; quello precotto invece viene bollito in acqua e trattato in autoclave a 115° gradi.
Una volta terminato il processo produttivo, il cotechino si presenta come un composto facilmente affettabile, compatto e dalla grana uniforme, mentre il colore tende ad un rosso che può essere più o meno intenso.
Il sapore del Cotechino di Modena IGP è tipico, sapido con un sapore che tende al dolce o speziato a seconda del tipo, e con un profumo delicato. Questo prodotto è una buona fonte di proteine pregiate, ferro, zinco e vitamine B.

Usi in cucina e abbinamenti consigliati

Il Cotechino di Modena, se viene acquistato fresco (cioè crudo) deve essere messo in acqua fredda e lasciato a mollo per qualche ora; quindi va forato in diversi punti con uno stecchino, avvolto in un telo cucito o grezzo, messo in acqua fredda non salata e lentamente portato ad ebollizione, regolando la fiamma al minimo e facendolo cuocere così per due o tre ore.
Se invece è acquistato precotto, va immerso in acqua fredda nell’apposita busta e portato ad ebollizione, per un tempo di circa 25 minuti.
Il cotechino si serve affettato, ben caldo, con i bolliti e la salsa verde, oppure con i contorni di verdure cotte; particolarmente indicati sono il purè di patate, le classiche e intramontabili lenticchie, gli spinaci, crauti e fagioli.
Il prodotto è ottimo gustato in abbinamento con vini rossi frizzanti, come i Lambruschi DOC di Modena.

Prosciutto crudo di Parma DOP

Il Prosciutto di Parma è uno dei salumi più famosi al Mondo che viene prodotto nelle cosidette Terre matildiche, ovvero quell’area geografica che comprende il territorio della provincia di Parma che si trova a sud della via Emilia ed è delimitato ad ovest dal torrente Stirone e ad est dal fiume Enza. Questa zona geografica di lavorazione e produzione del Prosciutto di Parma garantisce infatti tutte le condizioni climatiche necessarie ad ottenere una perfetta stagionatura naturale che dà vita a questo superlativo prodotto.
Il Prosciutto di Parma ha un sapore dolce e raffinato, un gusto intenso ma delicato. Il suo colore al taglio si presenta uniforme, tra il rosso ed il rosa, ed è intervallato dal colore bianco delle parti grasse. Solitamente un prosciutto finito a pronto alla vendita ha un peso compreso tra gli 8 ed i 10 chilogrammi.

Metodo di preparazione

Per ottenere il Prosciutto di Parma è essenziale partire dalla scelta delle cosce fresche derivate da suini nazionali che abbiano unl’età di almeno 9 mesi, un peso di circa 160 chilogrammi e che provengano da una precisa zona geografica compresa tra 10 regioni dell’Italia centro-settentrionale. Il metodo di lavorazione del prosciutto passa attraverso 8 fasi ben definite, la prima delle quali è chiamata “Isolamento” nel corso della quale le cosce dopo la macellazione vengono isolate dalle mezzene. Si prosegue con il “Raffreddamento e Rifilatura”, dove la temperatura delle cosce fresche viene abbassata fino circa a 0°C per renderle sode e favorire così la rifilatura che darà al prosciutto la caratteristica forma tondeggiante. Si prosegue poi con la “Salagione”, che avviene negli stabilimenti di stagionatura, con le cosce salate che vengono conservate in celle frigorifere ad umidità e temperatura controllate. Una volte uscite dalla salagione le cosce passano alla fase di “Riposo” che avviene in altre celle climatizzatedove rimangono tra i 60 ed i 90 giorni. Segue poi il processo di “Lavature e Asciugatura”, nel corso del quale le cosce vengono prima sottoposte al lavaggio e poi trasferite in appositi locali per l’asciugatura. Si arriva quindi alla “Pre-stagionatura” ed alla “Sugnatura”, un processo nel quale vengono ricoperte le parti muscolari della coscia rimaste scoperte attraverso l’applicazione della sugna, un impasto di grasso di maiale misto a a sale e pepe macinato. Si arriva quindi alla “Stagionatura”, che avviene attorno al 7° mese di lavorazione, con i prosciutti che vengono trasferiti in locali freschi detti “cantine” dove rimangono fino alla conclusione del 12° mese dall’inizio della lavorazione. A quel punto, dopo un attento esame finale il Prosciutto di Parma DOP viene marchiato a fuoco con l’inconfondibile Corona Ducale che è un sinonimo di garanzia sull’assoluta eccellenza e genuinità del prosciutto.

Usi in cucina e abbinamenti consigliati

Il Prosciutto di Parma DOP si presta per arricchire e rendere più gustosi tanti piatti della nostra cucina, ma il modo migliore per gustare il gusto unico del Prosciutto di Parma è quello di tagliarlo a mano in fette molto sottili e mangiarlo crudo da solo oppure accompagnato da una fetta di pane casareccio, o a una bella Piada Romagnola IGP.
Abbinamento vino consigliato?Gustato in purezza, il Prosciutto Crudo di Parma si abbina ottimamente a vini rossi di facile beva e non troppo corposi come il Lambrusco o il vino Schiava, a vini bianchi in grado di risaltarne la sapidità come il Malvasia Secco o anche a vini rosati come di buon carattere (Negroamaro rosato, Aglianico Rosato, …)

Mortadella IGP

La Mortadella di Bologna IGP è un prodotto tipico dell’omonima località dell’Emilia Romagna che nel 1998 è stato riconosciuto come prodotto IGP. Le radici della Mortadella Bologna ci portano fino al XVI secolo, precisamente al 1661, quandoella città di Bologna il cardinale Farnese pubblicò un bando che codificava la produzione di questo salume che assunse il nome di Mortadella Bologna.
Si trova nella classica forma cilindrica od ovale, ha colore rosa ed un profumo intenso, leggermente speziato. E’ un salume stuzzicante e goloso ed ha un sapore pieno e ben equilibrato, caratteristiche che la rendono uno dei salumi più conosciuti ed apprezzati al mondo.

Metodo di produzione

La Mortadella è un prodotto di salumeria che viene realizzato utilizzando della carne di puro suino che, dopo essere stata finemente triturata, viene prima mescolata con lardo e poi leggermente aromatizzata con sale, pepe e spezie naturali, per poi essere insaccata e cotta in forni ad aria calda secca.
Per la preparazione della Mortadella vengono impiegati solo tagli di carne nobili di elevata qualità, con i cubetti di lardo che sono ricavati esclusivamente dalla gola del suino che è il più duro (e soprattutto il più pregiato) dei tessuti adiposi.

Usi in cucina e abbinamenti consigliati

La Mortadella è un prodotto che soddisfa i palati di tutte le età e può essere gustata nelle più diverse occasioni, da semplici spuntini a ingrediente di ricette più elaborate.
Una volta affettata, preferibilmente in modo sottile, la Mortadella può essere degustata accompagnandola semplicemente con fette di pane casalingo, oppure può essere tagliata a dadini e servita come snack.
Una ricetta particolarmente gustosa sono i cannelloni ripieni di Mortadella e formaggio.
Per i più golosi e per gli amanti del barbecue la Mortadella può essere gustata cotta alla griglia. Basta tagliare la mortadella in fette alte almeno un paio di centimetri che verranno cotte sulla griglia, due minuti per lato, giusto il tempo per ammorbidire la carne che si ricopre completamente del saporitissimo grasso che fuoriesce dalla mortadella.
Abbinamento Mortadella e Vino?
Per quanto riguarda l’abbinamento vino, la Mortadella si abbina bene a un vino rosato o a uno spumante rosé, entrambi vini in grado di supportare piacevolmente il profumo di questo salume. Se preferite abbinare un vino rosso, assicuratevi di avere un vino rosso leggero e beverino.

Zampone di Modena IGP

Lo zampone Modena è un salume che, come è facilmente intuibile dal nome, trae la sua origine dalla provincia emiliana. Si tratta di un prodotto IGP, cioè a indicazione di origine protetta, la cui nascita è avvenuta in questa fertile area della Pianura Padana all’inizio del XVI secolo, anzi vi è addirittura una data precisa ed è il 1511. La tradizione narra infatti, che durante l’inverno di quell’anno gli abitanti di Mirandola, ormai a corto di riserve alimentari per il lungo assedio che papa Giulio II aveva posto alla cittadina, insaccassero cotenne e carni di maiale all’interno di budelli e zampe di suino “inventado” così cotechini e zamponi.
Che sia verità o leggenda poco importa, quel che importa invece, è che i modenesi diedero vita a un salume dal sapore particolarmente gradevole, in cui le carni, sapientemente miscelate con un ingrediente “povero” come la cotenna, diventano particolarmente saporite e tenere, tanto che si usa dire che “si scioglie in bocca”.

Metodo di preparazione

Lo zampone che viene prodotto oggi, appunto perché si tratta di un prodotto a indicazione geografica protetta, deve essere insaccato solo in un’area ben determinata della Pianura Padana, che comprende l’Emilia-Romagna, il basso Veneto con le province di Verona e Rovigo, e Lombardia con le province di Varese, Mantova, Brescia, Milano, Lodi, Como, Lecco, Bergamo e Pavia.
Gli ingredienti che entrano a far parte dello zampone sono la cotenna e quei tagli del suino che sopportano una lunga cottura, quindi la gola e il guanciale, oltre alle parti più dure della spalla.
Le carni vengono triturate tutte insieme, mentre la cotenna viene macinata a parte perché deve essere ridotta in pezzetti più minuscoli. I due triti vengono poi miscelati e conditi con sale, pepe, vino e diverse spezie e infine insaccati nella zampa del maiale che è stata dapprima privata delle ossa. Dopo la legatura, si provvede a strinarlo per eliminare le setole rimaste e quindi il prodotto può essere consumato subito o essere posto in luogo fresco e asciutto per conservarsi alcuni mesi.

I tempi di cottura dello zampone sono piuttosto lunghi ed è per questo motivo che in commercio si trovano anche prodotti precotti conservati sottovuoto. La loro preparazione prevede, dopo la fase di strinatura, la foratura in diversi punti della cotenna per ottenere la formazione di una gelatina che è perfetta per la sua conservazione. Dopo la pre-cottura viene inserito in buste e sterilizzato, quindi è pronto per essere venduto.

Usi in cucina e abbinamenti consigliati

Per tradizione si consuma lo zampone accompagnato dalle lenticchie in occasione di Capodanno, ma questo salume, che costituisce un energetico secondo, è ottimo anche se accompagnato da puré, patate in umido o piselli.
Le preparazioni più raffinate lo possono vedere servito “in crosta”, cioè avvolto da pasta sfoglia o addirittura come ripieno di un’anatra o un’oca arrosto.
Abbinamento vino consigliato?
Per gustare al meglio lo Zampone di Modena è consigliabile abbinare vino rossi giovani e corposi: l’acidità sgrassa il palato e asciuga la succulenza, mentre il corpo equilibra la struttura del piatto.
Bonarda e Lambrusco sono due ottime scelte se si apprezza l’abbinamento con vini frizzanti; Barbera, Schiava, Gutturnio o Montefalco Rosso sono ottime scelte per chi preferisce abbinare un vino rosso fermo; Erbaluce o Soave per chi ama il bianco; TrentoDOC Brut Metodo classico per che non vuole rinunciare all’abbinamento con le bollicine.

Malvasia (aromi e abbinamenti)

Il Malvasia è un vitigno di uva bianca tra i più diffusi del Mediterraneo che, a seconda della zona geografica, si differenzia per le caratteristiche morfologiche, gustative ed ampelografiche. L’origine del nome di questo vitigno viene attribuita ad un particolare vino che, nel Medioevo, veniva prodotto nell’isola di Malta. Nel corso del XIII secolo venne portato in Italia dai Veneziani a seguito della loro conquista della citta di Monembasia, nel Peloponneso. In Italia vi sono diverse zone geografiche in cui viene prodotto il vino malvasia. Tra i più rinomati troviamo la Malvasia delle Lipari, la Malvasia nera di Brindisi e la Malvasia di Sardegna. Tra i vari tipi di Malvasie si trovano sia vitigni a bacca bianca (che sono la maggioranza) che a bacca nera.

Caratteristiche del vino

La caratteristica principale di questo vino è il lungo invecchiamento al quale viene sottoposto. La disciplinare ha fissato questo periodo in due anni, ma in genere i produttori si spingono anche oltre i tre anni di invecchiamento.
Della Malvasia viene prodotta sia la versione secca che quella dolce.
Nel processo di produzione, dopo essere state raccolte le uve vengono pressate e successivamente solfitate. Successivamente, a seguito della sfecciatura, viene avviata la fermentazione del mosto a bassa temperatura. Si procede quindi alla svinatura dopo la quale il vino Malvasia viene conservato e mantenuto a basse temperature fino ad arrivare ad un periodo minimo di due anni nel corso dei quali viene sottoposto a ulteriori travasi e filtrazioni prima di essere imbottigliato. Per produrre la versione dolce della Malvasia viene aggiunta, rispetto a quella secca, una percentuale di zuccheri.

Aromi e note di degustazione

Alla vista il vino Malvasia Bianco si presenta di colore paglierino, con riflessi dorati che talvolta con l’invecchiamento sono tendenti all’ambrato. Solitamente il profumo di questo vino è intenso e persistente ed il suo sapore risulta pieno ed avvolgente.
Il Malvasia Nera è un vino di colore rosso rubino; presenta aromi di ciliegia e frutti di bosco; è un vino tannico e rotondo

Abbinamento cibo consigliato per il vino Malvasia

Per quanto riguarda gli abbinamenti, un vino Malvasia Bianco secco si accompagna molto bene durante i pasti con dei piatti leggeri, magari con alcuni salumi delicati tipi prosciutto crudo di tipo dolce, mortadella e pancetta, mentre come aperitivo si accompagna bene con del formaggio poco stagionato.
Il vino malvasia dolce invece si accompagna bene con dolci e dessert al cucchiaio, con la frutta oppure con un piatto fresco come prosciutto e melone, mentre fuori pasto è ottimo abbinato con formaggio e pere, con il miele e con la pasta fritta.
Il vino Malvasia Nera è ottimo in abbinamento a carni rosse, carni bianche, formaggi di media stagionatura.

Trebbiano (aromi e abbinamenti)

I vitigni di Trebbiano sono molto diffusi e sono noti fin dall’epoca dei Romani. Il vitigno del Trebbiano è uno dei più coltivati in Italia e nel bacino del mediterraneo, perchè dà origine a molti vini Doc eccellenti sia da solo che miscelato con altre uve.
Le zone della penisola maggiormente interessate da questa produzione sono la Toscana, Brescia, Verona, la Romagna, l’Abruzzo, Spoleto, la Lombardia, il Lazio e la Puglia.
Questo vitigno è particolarmente diffuso per via della grande adattabilità delle sue piante ai diversi climi e terreni. Inoltre, la sua coltivazione si presta a numerose produzioni in purezza che danno vita ad un vino gradevole che può essere anche il giusto completamento di miscele più importanti e strutturate.
Il vitigno di Trebbiano si distingue per il suo grappolo dalla misura medio grande, con acini notevoli, dalla buccia spessa e dal colore giallo con sfumature verdastre. Questo tipo di uva si adatta a diversi tipi di suolo, ma predilige zone collinari entro i 500 metri di altezza, poco calde, non interessate da periodi siccitosi e con terricci prevalentemente umidi.
La sua maturazione abbastanza tardiva garantisce una produzione abbondante e costante negli anni.

Aromi del vino e note di degustazione

Il Trebbiano è un vino di media corporatura dall’intenso colore giallo paglierino con riflessi tendenti al verde, mediamente acidulo che non lascia particolari sensazioni olfattive e al palato. Il suo aroma vinoso, infatti, è intenso ma delicato e il suo sapore è sapido, asciutto ed armonico. Le caratteristiche organolettiche del Trebbiano possono comunque cambiare a seconda della zona di produzione.
La raccolta avviene nella prima decade di ottobre ed in seguito ad una fermentazione lunga 20 giorni ad una temperatura controllata di 15 gradi, il Trebbiano subisce un affinamento in botti di acciaio.

Abbinamenti cibo consigliato

Questo vitigno a bacca bianca, versatile e molto resistente all’attacco di parassiti, produce un vino leggero, non pregiatissimo ma apprezzabile e particolarmente adatto a pasti informali a base di affettati, verdure e piatti semplici. Il Trebbiano si abbina perfettamente anche a pietanze di pesce e crostacei.
Questo vino, che deve essere servito ad una temperatura intorno agli 8 gradi, è disponibile anche in varietà frizzanti particolarmente adatte come aperitivo o per accompagnare antipasti.