Panforte di Siena IGP

Il Panforte di Siena IGP è un dolce che viene prodotto tipicamente a Siena, composto di frutta secca e candita, da varie spezie e miele, e che viene preparato in diverse versioni.
Questo prodotto dolciario è il frutto di una consolidata tradizione che affonda le sue origini nel periodo medievale, e che si diffuse velocemente grazie al fatto che Siena fosse appunto un luogo privilegiato di incontro del commercio e dell’economia.

Già nel 1200 nella città si usava preparare un pane composto da miele e spezie, ma solo nel 1400 il prodotto diviene noto fino a Roma. Proprio in questi anni, i documenti citano testimonianze di dolci preparati con miele e ingredienti di valore (appunto le spezie) portati come dono ai monaci nell’abbazia di Montecelso; il fatto che venissero preparati con tale ricchezza di ingredienti li rendeva molto preziosi e ricercati.
Il nome Panforte si diffonde a a partire dal 1800, e da quel momento si usa distinguere tra panforte bianco (creato in occasione della visita della Regina di Savoia per il Palio di Siena) che viene prodotto usando aroma di vaniglia e canditi di cedro, con un gusto delicato e raffinato, e panforte nero.
Da allora, il panforte diviene il simbolo della tradizione gastronomica dolciaria di Siena e dell’intera Toscana.

Caratteristiche e Ricetta

La versione del Panforte nero, come già accennato, ha un sapore più intenso rispetto a quella bianca. Il disciplinare del prodotto regolamenta gli ingredienti necessari e quelli facoltativi di entrambe le versioni dei dolci; il Panforte Nero viene prodotto usando farina di tipo “0”, mandorle dolci non pelate, canditi (melone, arancia) spezie quali noce moscata, cannella, pepe dolce, e altri ingredienti (ad esempio noci, miele, cacao per la spolveratura) purché non si usino additivi e conservanti. Una volta prodotto, esso si conserva per periodi lunghi.
Il panforte si presenta come un dolce basso, con un colore scuro, un sapore molto ricco e caratteristico e che rispecchia gli ingredienti utilizzati nella preparazione. Si tratta di un dolce molto calorico

Abbinamenti consigliati

Da sempre utilizzato come simbolo delle festività natalizie, questo ricco dolce non viene solo gustato accompagnato dal Vin Santo Toscano, come insegna la tradizione, ma anche come ingrediente originale e alternativo in piatti come i primi (ad esempio con le trofie) e anche i secondi.

Chianti Classico (e abbinamenti)

Tipico vino rosso toscano, il Chianti Classico deve le sue origini agli Etruschi. Già nel ‘400 venne riconosciuta la sua eccellenza, dovuta all’utilizzo esclusivo di uve autoctone dei vigneti fiorentini e senesi.
Riconoscibile dal celebre Gallo Nero posto sulla sua etichetta, il vino è oggi una DOCG, ed ha conseguito la DOC negli anni ’70. Come da tradizione, è ottenuto con vinificazione in purezza di uve nere di tipo Sangiovese e in versioni blend, in cui si aggiungono basse quantità di uve Colorino, Canaiolo o Merlot.

Caratteristiche e note di degustazione

Inconfondibile nel suo color rosso rubino, il Chianti Classico riempe i calici con un nettare pregiato dal tono intenso ed avvolgente.
Al naso si schiude con profumi floreali e fruttati, in cui dominano note di violetta, di mora e di ciliegia. Dalle versioni affinate nel legno si sprigionano anche sentori speziati di cannella e vaniglia, di tabacco e cacao.
Gustando questo vino di carattere si assapora un bicchiere ruvido ed asciutto, ricco di tannini e dal finale armonioso e persistente. Il sapore richiama il mix aspro e dolce tipico delle prugne e dei frutti a bacca nera e rossa. La consistenza secca delle versioni più giovani diventa vellutata nei vini più a lungo invecchiati.

Abbinamenti Chianti Classico cibo

Il Chianti Classico è un vino rosso decisamente versatile.
Fra gli abbinamenti consigliati, spicca sicuramente quello con primi e secondi dal gusto deciso, come quelli a base di carne rossa, di tartufo, di selvaggina e di arrosti. Accompagna in modo eccelso la sapidità dei formaggi stagionati e dei salumi golosi, mentre sublima anche le fragranze più delicate dei primi piatti di pesce. Perfetto in abbinamento a tutto pasto, si sposa egregiamente con la maggior parte dei piatti toscani ed italiani.
Si è rivelato, però, ottimo anche per abbinare i menu delle cucine etniche ed internazionali: da quella cinese a quella giapponese, passando per i sapori piccanti e speziati delle ricette indiane.

Soave DOC/DOCG (e abbinamenti)

Il vino Soave viene prodotto utilizzando principalmente il vitigno della Garganega, particolare per la maturazione tardiva e le aromaticità di fiori bianchi, con un minimo di legge del 70% fino ad un massimo del 100%. Per completarlo si possono utilizzare con un massimo del 30% altri tre vitigni: lo Chardonnay, il Pinot Bianco o il Trebbiano di Soave.
La doverosa denominazione di origine controllata è stata conferita al Soave, vino tra i più esportati nel mondo, nel 1968. Tuttavia la sua storia millenaria (testimonianze fossili risalgono a quasi 40 mila anni fa), ne determina la prestigiosità già dai tempi del medioevo; il nome del vino Soave pare infatti che derivi dal termine Suaves che significava Svevi, popolazione che giunse in queste terre venete della provincia di Verona con il Re Alboino (circa 550 d.C.).
La poesia di questo prodotto della terra sta nella dolcezza del suo nome che si fonde con quella del territorio di provenienza, dal clima mite e temperato anche nei mesi più freddi e dalle colline tondeggianti e rigogliose che vengono arricchite qua e la da ville antiche, case padronali e castelli medioevali.

Aromi e note di degustazione

Il vino Soave è un vino bianco armonico e duttile, dal colore giallo tendente al verdognolo. Il profumo è intenso e fruttato, il sapore tende all’asciutto e non è eccessivamente corposo, con retrogusto amarognolo di mandorla.

Abbinamenti cibo consigliati

Gli apprezzamenti per questo straordinario prodotto sono tanti anche per la sua già citata duttilità.
Può essere abbinato a tanti tipi diversi di piatti, sia di terra che di mare, sia antipasti che portate principali. Polenta, carni bianche come pollame e coniglio, antipasti di formaggi, ostriche e lumache saranno valorizzati in abbinamento ad un buon vino Soave servito ben fresco ad una temperatura di circa 10°.

Vernaccia di San Gimignano DOCG

Quando si pensa a San Gimignano, vengono immediatamente alla mente due cose: la bellissima, medievale città delle torri, patrimonio dell’umanità decretato dall’UNESCO, e la Vernaccia, l’eccellente vino bianco frutto delle viti coltivate sulle colline che circondano il borgo. San Gimignano si trova in provincia di Siena, in una delle regioni italiane più celebri nel mondo per i suoi pregiati vini, la Toscana, e la Vernaccia di San Gimignano non fa eccezione.
Questo vino ha l’onore di essere stato il primo vino italiano a ricevuto l’appellativo DOC (Denominazione di Origine Controllata), nel lontano 1966. Dal 1993 ha ottenuto la Denominazione di Origine Controllata e Garantita (DOCG).
Le origini del nome Vernaccia sono piuttosto incerte. L’ipotesi più accreditata lo fa risalire al nome latino “vernaculum”, cioè “del posto”. Probabilmente è per questo motivo che in Italia esistano più vini di tipo anche diverso chiamati Vernaccia: troviamo, infatti, tra i DOC, nelle Marche la Vernaccia di Serrapetrona (che è un vino rosso) e in Sardegna la Vernaccia di Oristano.

Caratteristiche del vino

Il disciplinare della Vernaccia di San Gimignano prevede che questo vino sia ottenuto dall’omonimo vitigno, con un massimo del 15% di uve a buccia bianca non aromatiche. Non sono permessi alcuni tipi di vitigni tra i quali il Moscato Bianco, il Muller Thurgau, la Malvasia di Candia e la Malvasia Istriana, mentre Riesling e Sauvignon possono concorrere fino ad un massimo del 10%.
La gradazione alcolica minima per essere classificato come DOC è di 11 gradi, mentre con 11.5 gradi può assumere il nome di “Riserva”. In quest’ultimo caso è richiesto un invecchiamento di un anno più una fase di affinamento in bottiglia della durata di quattro mesi.

 Aromi e note di degustazione

Dal punto di vista organolettico la Vernaccia di san Gimignano presenta un colore giallo paglierino che, invecchiando, assume colorazioni un poco più scure, tendendo al dorato. Per questo vino è possibile un invecchiamento fino a due anni.
Il profumo è floreale e fruttato, fine ma nello stesso tempo caratterizzato e penetrante.
Il sapore è fresco e asciutto, con buona persistenza. Alla fine è caratterizzato da una gradevole nota di mandorla amara.

Abbinamenti cibo consigliati

Il vino Vernaccia di San Gimignano va servito ad una temperatura compresa tra gli 8 e i 10 gradi, quindi piuttosto fresco.
Oltre agli abbinamenti classici per i vini bianchi secchi quali quelli con il pesce, un calice di Vernaccia di San Gimignano può essere servito come aperitivo o abbinare antipasti, fritture e, soprattutto nella stagione estiva, preparazioni culinarie comprendenti carni bianche.

Morellino di Scansano DOCG (e abbinamenti)

Il Morellino di Scansano, vino rosso toscano a Denominazione di Origine Controllata e Garantita dal 2007, deve probabilmente il suo nome ai cavalli “morelli” che venivano impiegati per trainare le carrozze dei nobili verso Scansano, dove si recavano per acquistare proprio il vino. Qualcuno sostiene, invece, che l’origine del nome sia da attribuire all’uva sangiovese impiegata per la sua produzione e denominata morella nella zona della Maremma.

Caratteristiche vino e vitigni

L’area di produzione del Morellino di Scansano è circoscritta alla provincia di Grosseto nei comuni di Scansano, Campagnatico, Manciano, Magliano in Toscana, Semproniano e Roccalbenga dove scorrono i fiumi Albegna ed Ombrone.
Queste uve, infatti, prediligono terreni molto vari, argillosi e ricchi di pietrisco con climi caratterizzati da estati calde e inverni temperati, anche se ad altitudini più elevate i vitigni convivono perfettamente anche con un clima più continentale.
Secondo quanto previsto dal disciplinare, il Morellino di Scansano Docg deve essere prodotto almeno con una percentuale dell’85 % di uve Sangiovese, tagli di Cabernet Sauvignon e Syrah e vinificato in vasche di acciaio inox. Solo la versione riserva, più strutturata, prevede un invecchiamento di due anni in botti di legno. La vendemmia di queste uve avviene verso fine settembre.

Aromi e note di degustazione

Questo elegante vino, dal colore rosso rubino, ha un odore particolare, intenso e gradevole con evidenti note di mora e amarena, si presenta al palato con un gusto equilibrato, persistente, sapido, leggermente tannico, caldo e asciutto.
Il vino Morellino di Scansano Docg deve essere servito ad una temperatura compresa tra i 18 e i 20 °C e, preferibilmente, in calici ampi che ne favoriscono l’ossigenazione. Si consiglia di far decantare il vino almeno per un’ora prima di consumarlo, per enfatizzare il suo intenso ed inconfondibile profumo.

Abbinamenti cibo consigliato

Molto versatile negli abbinamenti con il cibo, si abbina perfettamente con tutti i piatti della tradizione culinaria locale, in particolare con il cinghiale in umido, con i fegatelli di maiale, con arrosti e brasati, con spezzatini, scon piedini e carni alla brace, con selvaggina e cacciagione, ma anche con portate di pesce a base di triglie, spigole e scorfani.
Il Morellino di Scansano Docg è il vino ideale anche per abbinare formaggi stagionati e saporiti primi piatti.

Rosso di Montalcino DOC (e abbinamenti)

Il Rosso di Montalcino è un vino DOC prodotto nei territori del comune di Montalcino, in provincia di Siena, prodotto con vitigno Sangiovese al 100%. Lo si può considerare come il “fratello minore” del più noto Brunello di Montalcino.
Il clima della zona è mitigato dalla presenza del mare, e le precipitazioni moderate consentono ai vigneti di maturare in modo sano e mantenendo caratteristiche qualitative alte. Il vento caldo che batte costantemente dalla Maremma consente inoltre la lenta maturazione del Sangiovese.
Il Rosso di Montalcino viene prodotto con uva vinificata in vasche d’acciaio;
dopo una prima fermentazione ne interviene una successiva, che consente al vino di assumere particolari caratteristiche organolettiche.

Aromi e note di degustazione

Il vino presenta alla vista un colore rosso rubino intenso, e un profumo particolare, caratteristico e intenso.
Al palato risulta ben bilanciato, mentre le note vanno dai frutti rossi al mentolo, mantenendo un corpo vellutato e gradevole.

Abbinamenti cibo consigliati

Il vino Rosso di Montalcino è un vino forte e intenso, da abbinare ai piatti ben strutturati, meglio ancora se caratteristici della regione Toscana dalla quale proviene: carni rosse, vitello, pane tostato, pastasciutte e i formaggi stagionati. Da servire in calici di cristallo a una temperatura ideale di 18° C.

Pecorino Toscano DOP

Il Pecorino Toscano DOP viene prodotto e stagionato in tutta la regione Toscana, nei comuni umbri di Castiglione del Lago e Allerona e in quelli laziali di Onano, Acquapendente, Grotte di Castro, San Lorenzo Nuovo, Valentano, Gradoli, Ischia di Castro, Farnese, Capodimonte, Bolsena e Montefiascone. In quest’area, le prime testimonianze della produzione di un formaggio in tutto simile al Pecorino Toscano risalgono agli Etruschi.
La Maremma, con i suoi pascoli verdi, i boschi lussureggianti e le valli attraversate dai fiumi Farma, Cecina e Merse, è tuttora il teatro di una tradizione casearia di enorme importanza: la zona dell’Ombrone e dell’Amiata, quella delle Crete Senesi e della Val d’Orcia, la Val di Chiana, l’Appennino Lucchese, la Lunigiana e la Garfagnana sono il magnifico territorio da secoli vocato alla produzione di formaggi di grande qualità.

Caratteristiche e metodo di produzione

Il Pecorino Toscano ha ottenuto il riconoscimento della DOP nel 1996. Da allora la sua produzione segue rigidamente le regole imposte dal disciplinare.
Il latte usato per la sua produzione è di origine ovina, prodotto da pecore di razza Appenninica, Massese, Sopravissana, Comisana e Sarda allevate esclusivamente nell’area di produzione.
Al latte, scaldato alla temperatura di 38° C, sono aggiunti caglio di vitello e fermenti lattici provenienti dalla ceppoteca del Consorzio di Tutela.
La cagliata viene rotta in grani delle dimensioni di una nocciola, messa nelle forme e pressata manualmente.
Dopo la salatura, che avviene in salamoia o a secco, si passa alla fase di maturazione che dura minimo 20 giorni nel caso del Pecorino a pasta tenera e minimo 4 mesi nel caso del Pecorino a pasta semidura.

Le forme commercializzate, cilindriche con facce piane, hanno un diametro variabile tra i 15 e i 22 cm, uno scalzo leggermente convesso alto tra 7 e 11 cm e pesano massimo 3,5 kg.
La crosta si presenta di colore giallo paglierino o più bruno. Al taglio, la pasta si presenta di colore giallo chiaro e compatta. Al palato, il Pecorino Toscano DOP si rivela più dolce e delicato rispetto ad altri pecorini italiani.

Usi in cucina

Delizioso da gustare nella versione fresca con insalate, funghi, o sulla classica bruschetta di pane toscano. Nella versione stagionata, invece, è un ottimo formaggio da grattugiare o da abbinare ai salumi toscani. Connubio ottimo è quello con il miele millefiori o di castagno ed è ottimo accompagnato dai vini rossi della Maremma.

Ricciarelli di Siena

I ricciarelli di Siena sono un dolce tipico della tradizione senese, prodotti con ingredienti quali mandorle, albume, zucchero. In tempi più antichi erano chiamati Marzapanetti alla Senese, o anche Morzelletti. Tradizionalmente venivano prodotti nei conventi, oppure nelle botteghe dei paesini intorno a Siena, poiché non era di facile reperibilità la materia prima, cioè le spezie. Non a caso ancora oggi, nelle spezierie più antiche di Siena e in posizione centrale, si possono rinvenire scritte dorate che riportano il nome dei famosi dolci toscani e di altri che vengono tradizionalmente prodotti in questi luoghi. La leggenda vuole che i ricciarelli debbano il loro nome ad un nobile, chiamato appunto Ricciardetto della Gherardesca, che di ritorno dalle crociate avrebbe importato nella sua città natale questa ricetta (che quindi sarebbe d’origine araba). Altri invece sostengono che il nome sia da attribuire alla forma particolare di questi dolci, che sono increspati in superficie.

Metodo di preparazione

Per produrre questi dolcetti occorrono mandorle, zucchero, arancia candita e farina, zucchero a velo, cremor tartaro e infine albume d’uovo. Si uniscono le mandorle con lo zucchero e la buccia dell’arancia, aggiungendo anche parte della farina e dello zucchero a velo, mentre si fa sciroppare a parte lo zucchero con dell’acqua; quindi si ottiene con i primi ingredienti un impasto che deve essere fatto risposare al fresco per mezz’ora. Dopo aver montato la chiara d’uovo e avervi unito il resto della farine e dello zucchero a velo e il cremor, la si unisce all’impasto originario e lo si rende uniforme. Infine è sufficiente tagliare in piccoli rombi l’impasto steso con il mattarello e cuocerli per una quindicina di minuti, lasciandoli dorare appena in superficie, e servirli con poco zucchero a velo spolverato. Una volta terminati, i ricciarelli di Siena si presentano come dolcetti a forma di rombo con le estremità arrotondate; la pasta interna è color beige, appena dorato, e al gusto sono morbidi ma non friabili, con un inconfondibile sapore di mandorle mitigato dal sentore di scorza d’arancia.

Degustazione e Abbinamenti consigliati

Questi dolcetti sono perfetti ed esprimono tutti i sapori legati alla terra e alla tradizione toscana se gustati in abbinamento con il Vin Santo, ma sono ottimi anche se al termine della cottura vengono cosparsi non di zucchero a velo bensì di cioccolato fondente; in tal caso vengono chiamati Ricciarelli rozzi.

Vermentino di Toscana IGT (e abbinamenti)

Il Vermentino è un vitigno a bacca bianca leggermente aromatico. Non è chiaro se le sue origini siano da ricercarsi in Spagna (nella zona dell’Andalusia) o in Portogallo (nell’isola di Madera), ma è certo che una volta attraversata la Francia ha trovato il suo habitat ideale in Liguria, in Sardegna e in alcune zone della Toscana. il Vermentino di Toscana Igt viene prodotto in provincia di Massa Carrara e nella Maremma livornese fino all’Isola d’Elba. Le caratteristiche varietali di questi territori e l’influenza del mare lo rendono nettamente distinguibile dal Vermentino prodotto in altre zone d’Italia.

Caratteristiche vino e vitigno

Questo vitigno, con sistema di allevamento a cordone speronato, predilige le zone collinari ed ha una maturazione media. Il grappolo compatto e conico si distingue per gli acini di colore verde giallo leggermente maculati. Le uve vengono, infatti, raccolte manualmente nella seconda quindicina di settembre e dopo una pressatura soffice il mosto ottenuto viene lasciato decantare per poi essere sottoposto alla fermentazione alcolica in acciaio inox per una ventina di giorni. Alla fine di questo procedimento il vino rimane per 5 mesi a contatto con le proprie fecce. Puo essere invecchiato per un periodo massimo di 2/4 anni.

Aromi e note di degustazione

Versato nel bicchiere il Vermentino di Toscana risplende nel suo colore giallo paglierino screziato da leggeri riflessi verdolini e dorati. All’olfatto sprigiona un bouquet di frutta bianca e macchia mediterranea, mela cotogna, albicocca, note di cedro, mandorla, erba, fiori campestri, salvia, ginestra rosmarino e fiori selvatici. Al palato si presenta con un gusto equilibrato, rotondo, pieno, caldo, ma fresco, equilibratamente acido ed un sapore secco, fruttato e leggermente sapido.

Abbinamenti cibo consigliati

Si raccomanda di servirlo in calici ampi, da vino bianco ed a stelo alto. La temperatura di servizio ottimale si aggira intoro ai 10 °C. Questo vino bianco secco particolarmente indicato come abbinamento da pasto e per le occasioni informali; è perfetto da abbinare a pesce e crostacei. E’ ideale come aperitivo, e in abbinamento con tutti i piatti della tradizione culinaria maremmana, con i formaggi a media stagionatura, carni bianche, zuppe, piatti con verdure e con i risotti.

Nobile di Montepulciano DOCG

Il Nobile di Montepulciano è un vino a Denominazione di Origine Controllata e Garantita prodotto in Toscana. Questo eccellente vino rosso considerato uno dei vini made in Italy più prestigiosi a livello mondiale, era già noto al tempo degli Etruschi.
Il nome di questo vino deriva probabilmente dal fatto che molti nobili toscani ed italiani lo volevano sulle proprie tavole in quanto ne apprezzavano le caratteristiche organolettiche che, nonostante i nuovi metodi di lavorazione, sono state mantenute invariate nel tempo e sono ancora in grado di trasmettere a chi lo beve gli aromi e il sapore di questo prezioso territorio.

Caratteristiche del vino

La zona del Nobile di Montepulciano è delimitata dalle valli dell’Orcia e della Chiana, nella provincia di Siena, dove un vero e proprio consorzio tutela le aziende produttrici di questo Vino Nobile secondo una severa normativa italiana che ne determina i requisiti fondamentali da rispettare per ottenere la certificazione DOCG (riconosciuto DOC nel 1966 e DOCG nel 1980)
I vitigni che concorrono alla produzione di questo vino possono essere diversi, secondo quanto previsto dal disciplinare del consorzio, con una percentuale minima del 70% di Sangiovese (denominato a Montepulciano Prugnolo Gentile).
Il vino Nobile di Montepulciano subisce obbligatoriamente, prima di essere messo in vendita, un invecchiamento di almeno due anni (3 per il riserva) in botti di legno, a partire dall’inizio dell’anno successivo a quello della vendemmia.

Aromi e note di degustazione

Il suo colore rosso rubino intenso, che si intensifica con l’invecchiamento, è accompagnato da un aroma audace e caratteristico ed un sapore asciutto, deciso ed equilibrato che riporta alle sfumature del legno.
Questo vino, la cui produzione è legata non solo all’andamento delle annate di raccolto, ma anche da una lavorazione che penalizza la quantità a favore della qualità del prodotto, deve essere servito ad una temperatura di 18/20° e deve esere stappato e lasciato decantare per un paio di ore prima della degustazione.

Abbinamenti cibo consigliati

Il Nobile di Montepulciano è il vino ideale per abbinare secondi piatti strutturati come arrosti soprattutto di carni bianche. Inoltre, questo vino forma il binomio perfetto con tutti i piatti tipici della tradizione culinaria toscana come cacciagione, pollami pregiati, sughi di carne, salumi e formaggi.