Gewurztraminer

Il Gewürztraminer è un vitigno autoctono dell’Alto Adige che prende il nome da Termeno, località in cui se ne trovano tracce sin dall’antichità. Secondo studi recenti, però, l’origine del vitigno sarebbe da ricercare in Alsazia, nello Jura o nel Palatinato, dove tuttora si trova un vitigno dalle caratteristiche molto simili, il Savagnin.

Caratteristiche vitigno

Esistono due tipologie di Traminer: il Gewürztraminer, detto anche Termeno aromatico o Traminer rosa, è la varietà aromatica. Il Traminer Rosso, invece, dà uve dalla buccia più rosse, è più produttivo e privo di aromaticità.
Oggi il Gewürztraminer è il principale vitigno sudtirolese e trentino e la sua coltivazione è ampiamente diffusa da Cortina all’Adige, da Bolzano a Merano, nella valle dell’Isarco, in Val di Cembra, in Vallagarina e in Val Venosta. Dalle uve Gewürztraminer nascono la DOC Gewürztraminer dell’Alto Adige, Alto Adige Val Venosta Gewürztraminer e Alto Adige Valle Isarco Gewürztraminer.
E’ diffuso anche in Friuli, dove le sue uve vengono utilizzate per le principali DOC e DOCG della regione, ma anche all’estero, dove assume nomi diversi come Savagnin, Livora, Clevener, Formentin Rouge e Mala Dinka.
Le uve prodotte da questo vitigno sono caratterizzate da grappoli piccoli e compatti, con acini medi e allungati. La polpa rosata si contraddistingue per l’aromaticità unica che ne giustifica il nome. La vendemmia avviene a metà settembre.

Aromi e note di degustazione

Con le uve di questo vitigno si produce il vino bianco omonimo, caratterizzato da un colore giallo paglierino con riflessi dorati. Vinificato esclusivamente in acciaio, questo vino è particolarmente strutturato rispetto alla maggior parte dei classici bianchi. Molto aromatico, è caratterizzato da un profumo intenso e ricchissimo, con note di acqua di rose, agrumi, fiori bianchi, ma anche frutti esotici, spezie, mango, ananas, menta, chiodi di garofano, litchi e panpepato. Al palato, si caratterizza per i tipici sentori di liquirizia e per il gusto morbido, avvolgente e intensamente aromatico.

Abbinamenti Gewurztraminer cibo

Il vino Gewurztraminer va servito alla temperatura ideale di 11-13 gradi per abbinare magistralmente antipasti di pesce, fois gros, cacciagione, ma anche aperitivo e vino da dessert.
Ottimo in abbinamento a formaggi, verdure, grigliate e fritture di pesce, sa esaltare ottimamente piatti più o meno delicati.
Splendida e gustosa espressione del suo territorio, il Gewürztraminer si abbina alla perfezione a cibi tipici locali, compresi quelli affumicati, come speck, crauti, salumi, carne salada, mortandèla, canederli allo speck o ai formaggi, fondute, polenta e funghi, Puzzone di Moena.

Lagrein (e abbinamenti)

Quello di Lagrein è un vitigno autoctono dell’Alto Adige, il cui nome deriva da Lagara, una colonia della Magna Grecia dove veniva prodotto un vino chiamato Lagaritanos. Fin dal Medioevo il Lagrein è stato il vitigno più importante dell’Alto Adige che permette di ottenere un vino rosato ed uno scuro. Le sue origini sono da ricercare in Borgogna, mentre le prime notizie ufficiali della sua esistenza risalgono a documenti commerciali datati 1379, anni in cui questo vino viene descritto come prodotto destinato a pochi eletti: potenti, ecclesiastici e nobili.

Caratteristiche vino e vitigno

Il Lagrein Doc è un vino rosso altoatesino la cui produzione è consentita nei comuni di Andriano, Ora, Bolzano, Bronzolo, Appiano, Caldaro, Cortaccia, Cortina all’Adige, Laives, Magré Montagna, Egna, Vadena, Salorno e Termeno. Questo vitigno autoctono beneficia delle elevate escursioni termiche tra giorno e notte caratteristiche della zona, che permettono di sviluppare un vino dal profumo intenso. Il medoto di allevamento usato è quello della coltivazione tradizionale a pergola che protegge i grappoli da un’eccessiva esposizione al sole, anche se ultimamente si sta facendo largo la coltivazione a spalliera. Alla maturazione tardiva seguono la diraspatura, la fermentazione e la la fermentazione malolattica in contenitori d’acciaio. L’affinamento avviene in botti di rovere per almeno 6 mesi.

Aromi e note di degustazione

Questo vino complesso si distingue per il colore rosso rubino vivace e per l’impareggiabile freschezza. Versato nel bicchiere sprigiona un bouquet ampio che rimanda alle spezie, ai frutti di bosco, al cacao, ai funghi e agli aromi del sottobosco. Al palato è persistente ed esuberante, equilibratamente tannico, sontuoso e leggermente sapido. Il retrogusto di liquirizia e pepe viene armonizzato dal calore dei frutti.

Abbinamenti cibo consigliati

E’ preferibile servire il Lagrein in un calice da vino rosso leggermente ampio ad una temperatura di servizio di 16°-18 °C al massimo. Per le sue caratteristiche organolettiche è il vino ideale per abbinare piatti di carne, pietanze dal gusto pieno e intingoli elaborati. E’ perfetto anche in abbinamento con il roast beef, con il petto d’anatra, con preparazioni condite con salsa barbecue, con canederli, lasagne al forno, pulled pork, arrosto di vitello, coniglio in umido, bolliti, brisket e con il cosciotto di agnello alla brace. In generale si abbina con tutto ciò che prevede il pranzo o la cena, a partire dagli antipasti.

Bresaola Valtellina IGP

La bresaola della Valtellina è un salume IGP (Indicazione di Origine Protetta) a base di carne di manzo salata e stagionata e trae le sue origini tra le valli alpine lombarde della provincia di Sondrio.
La bresaola è un salume quanto mai gradito sulla tavola per il sapore gradevole che ricorda quello della carne lievemente aromatizzata con le spezie, e in cui si possono percepire anche aromi che ricordano proprio la montagna, come un vago sentore di funghi o di affumicatura. Le fette, che devono essere sottili, si presentano morbide e di un colore rosso uniforme che può avere anche qualche sottilissima venatura bianca dovuta al grasso.
L’origine della bresaola è antica, si hanno testimonianze certe del suo consumo a partire dal XV secolo, ma l’uso di salare ed essiccare la carne per poterla conservare per lunghi periodi risale a molto tempo prima e la nascita del salume, così come lo conosciamo oggi, è avvenuta in Valchiavenna. Fino al XIX secolo la bresaola era destinata all’esclusivo consumo familiare e solo nel Novecento ha varcato i confini della provincia di Sondrio per farsi conoscere nel resto d’Italia e, da qualche anno a questa parte, anche all’estero.
L’etimologia del nome bresaola è incerta. Si suppone che derivi dal vocabolo dialettale “brasa” che significa brace e che, posta in bracieri insieme a bacche di ginepro ed aromi di pino, veniva utilizzata per l’asciugatura del salume. Altri invece fanno riferimento al modo di dire “salà come la brisa” per indicare un cibo a cui sia stato aggiunto molto sale.

Metodo di produzione

Il disciplinare prevede che le zone deputate alla sua produzione siano la Valtellina e la vicina Valchiavenna, aree montuose oggi divenute mete turistiche molto celebri per gli splendidi panorami alpini, i numerosi parchi naturali e per i numerosi impianti sciistici. Le carni che sono a base della preparazione invece possono provenire da tutto il mondo, tuttavia si richiede che siano certificate e che i bovini abbiano almeno 18 mesi di età. I tagli destinati a divenire bresaola sono quelli più nobili della coscia del bovino e sono: il magatello, la fesa, la punta d’anca, la sottofesa e il sottosso.
La preparazione del salume ha inizio con la collocazione della carne in vasche in cui vengono aggiunti sale, pepe, spezie e vino. Dopo 10/20 giorni, la carne viene insaccata in budelli e quindi posta ad asciugare, per circa una settimana, in ambienti con temperatura attorno ai 30°. Segue poi la stagionatura che dura dalle 4 alle 8 settimane.

Usi in cucina

La bresaola, seppure ottima gustata da sola con il pane o condita con olio e limone, si presta a un numero infinito di ricette. E’ molto gradita sia sotto forma di involtini che vengono farciti con creme di formaggi, sia come ingrediente di insalate ed è perfetta per insaporire primi piatti.

Speck Alto Adige IGP

Lo speck dell’Alto Adige è un salume IGP che viene prodotto in tutta l’area del Sud Tirolo. Si tratta di un prosciutto che viene completamente disossato e quindi salato e affumicato, il suo sapore ricorda quello dei prosciutti crudi stagionati, molto saporito e con un vago sentore di affumicato che lo rende ancora più gustoso.
Prodotto in tutta l’area della provincia bolzanina, vanta origini antiche ed è nato in seguito alla necessità di conservare le carni suine per un tutto l’anno. Un tempo, le famiglie montanare macellavano il maiale solo nel periodo natalizio, perciò la carne doveva essere conservata per fornire un buon apporto di proteine fino all’autunno seguente. Nel vicino Tirolo si ovviava al problema adottando l’affumicazione, mentre nell’altrettanto vicina Pianura Padana si ricorreva alla salatura, in Alto-Adige invece, si preferì combinare le due tecniche e il risultato fu lo speck: un salume poco salato, lievemente affumicato e stagionato sia all’aria aperta che al chiuso.
Non si sa di preciso quando i montanari iniziarono a conservare le cosce di maiale in questo modo, il nome “speck” è comparso attorno al Settecento, ma di certo la produzione del salume era già in uso da secoli e si presume che debba risalire attorno al XII o XIII secolo. Fino a oltre metà del Novecento lo speck però ha avuto esclusivamente un consumo familiare, è stato poi il boom turistico a far conoscere il salume, che ora è uno dei più apprezzati, non solo in Italia, ma anche in Europa.

Metodo di preparazione

Nel disciplinare di produzione dello speck non è prevista alcuna indicazione riguardo alla provenienza delle carni suine, l’importante è che gli allevamenti da cui provengono siano italiani e assicurino alti standard di qualità, mentre le razze che vengono scelte sono tra quelle che forniscono le carni più magre.
Dopo la disossatura le cosce vengono poste per tre settimane nella salamoia, dove vengono rigirate molto spesso, quindi segue la fase di aromatizzazione. Il salume viene “massaggiato” con un misto di spezie che comprende sempre pepe, ginepro, alloro e rosmarino e viene data facoltà ai produttori di aggiungere, a loro piacere, altri aromi, come il cumino. La fase di affumicatura prevede tempi piuttosto lunghi, si alternano infatti per diverse volte l’esposizione al fumo di legni non resinosi con quella all’aria fresca, quindi si può passare alla stagionatura vera e propria, che dura all’incirca 22 settimane.

Usi in cucina

Lo speck è a base di moltissime ricette tipiche altoatesine come i canederli e le pizze di patate, è poi un perfetto accompagnamento per la polenta e insaporisce sia primi che secondi con il suo gusto speziato e lievemente affumicato.

TrentoDOC

Trento DOC è un vino in tutto e per tutto espressione del suo territorio.
Il Trentino, nonostante le sue piccole dimensioni, è infatti uno scrigno di bellezze, di paesaggi diversi con il loro clima particolare: questo splendido territorio è la zona di produzione di un vino raffinato ed elegante che sa esprimersi al meglio in ogni occasione.Fu il giovane enologo Giulio Ferrari nel 1902 ad intuire una certa somiglianza tra il territorio della Champagne francese e il Trentino e decise così di provare a produrre anche nella sua regione uno spumante con metodo classico: nel 1993 il vino frutto della sua intuizione ha ottenuto il riconoscimento della DOC.

Caratteristiche del vino

Il Trento DOC si produce a partire esclusivamente da uve Chardonnay, Pinot Nero, Pinot Bianco e Meunier coltivate in Trentino. Il metodo di coltivazione, nel rispetto della tradizione locale, è solitamente la pergola, perché garantisce una buona esposizione alle vigne e facilita la coltivazione sui terrazzamenti.
Il metodo di produzione di questo spumante è quello classico: dopo aver ottenuto dalle uve di partenza un vino fermo, si procede all’imbottigliamento. A questo punto si aggiungono i lieviti e gli zuccheri che avviano la seconda fermentazione. Dopo la fase del remuage, in cui il produttore muove lentamente le bottiglie in modo da raccogliere i lieviti esausti nel collo, si procede alla sboccatura, che consente di eliminarli meccanicamente o manualmente, e poi al rabbocco della bottiglia con una miscela di vino e zucchero di cui ogni casa spumantistica ha una ricetta speciale e che determina (in base alla quantità di zucchero) le definizioni extra brut, brut, extra dry, dry e demi sec.
Il TrentoDOC viene vinificato Rosé o in Bianco: di quest’ultima varietà esiste la versione Brut, maturata minimo 15 mesi, il Millesimato, maturato minimo 24 mesi e il Riserva, maturato almeno 36 mesi.

Aromi e note di degustazione

Inconfondibile il suo perlage fine e persistente.
Il bouquet esprime note fruttate di albicocca, nocciole tostate, frutta esotica, vaniglia, pane, mela Golden, cioccolato bianco, fiori bianchi e gelsomino.
Delizioso servito fresco, tra gli 8 e i 12 gradi, il Trento DOC al palato è elegante e raffinato, espressione preziosa del suo terroir.

Abbinamenti cibo consigliati

Ottimo nelle versioni demi sec, sec e extra dry per abbinare dolci e dessert, è, nelle versioni più secche, perfetto se abbinato alle specialità trentine a base di carne ma anche ai primi a base di pasta, riso e pesce.
Il vino spumante Trento DOC è delizioso anche in abbinamento a fritture di pesce, crostacei e carni bianche, e viene spesso abbinato nella tradizione trentina con formaggi vaccini stagionati.
Immancabile per i brindisi, accompagna bene anche gli antipasti a base di salumi, formaggi o pasticceria salata.