Fiano di Avellino DOCG

Il Fiano è uno dei vitigni autoctoni campani più antichi. Sebbene sull’origine del suo nome ci siano tante teorie, la più accreditata lo fa derivare dai primi coloni provenienti dal Peloponneso, l’antica Apia, che portarono in Campania questo vitigno che prese poi il nome di vite apiana.
Oggi il Fiano è diffuso in Campania, in Puglia, nelle province di Ancona, Macerata, Ascoli Piceno, Potenza e Val d’Itria: in queste zone, questo vitigno viene coltivato con il Sistema Avellinese, cioè un sistema di spalliere 4 guyot o a cordone speronato. La sua zona d’elezione, però, rimane la Campania, in particolare l’Irpinia e la zona della DOCG Fiano d’Avellino.

Caratteristiche vino e vitigno

Considerato da sempre uno dei vitigni a bacca bianca più nobili d’Italia, è la base di vini bianchi caratterizzati da note di pera, nocciola, miele e mela ma anche di passiti di grande pregio. Il più famoso è sicuramente il vino Fiano di Avellino DOCG.
Vino tra i più raffinati del Sud Italia, la sua produzione interessa, secondo il disciplinare, un’area che comprende 26 comuni nella provincia di Avellino, compresa la zona di Lapio, dove il vitigno Fiano, dice la tradizione, fu inizialmente trapiantato. Questo vino viene prodotto con un minimo di 85% di uve Fiano, massimo 15% di uve Greco bianco, fino al 15% di Uve Coda di Volpe bianco e ancora un massimo di 15% di Trebbiano toscano bianco. La vendemmia si effettua a mano entro metà ottobre.
Viene vinificato in bianco e la fermentazione, che gli regala 12-13%, dura 15 giorni; l’imbottigliamento avviene a primavera e si avvia così un periodo d’invecchiamento di 3 o 4 mesi prima della commercializzazione.

Aromi e note di degustazione

Il vino Fiano è un vino dal colore giallo dorato intenso e luminoso.
Il suo bouquet rivela note di frutta tropicale, nocciole, noci tostate, mandorla amara, pera, mandorle tostate e fiori bianchi.
Il suo gusto è morbido, elegante, fresco e pulito, armonico e raffinato.

Abbinamenti cibo consigliati

Il vino Fiano di Avellino si sposa bene in abbinamento con piatti a base di pesce, frutti di mare, pollame e carni bianchi, ma anche insalate e formaggi freschi e risotti leggeri a base di pesce o verdure; va servito tra gli 8 e i 10 e si può abbinare anche come aperitivo.
L’ottimo l’abbinamento con Mozzarella di Bufala, prodotto tipico del territorio.

Offida Bianco DOCG

Le Marche sono uno dei territori a maggiore vocazione vitivinicola d’Italia: la regione vanta, infatti, ben 15 DOC e 5 DOCG. Tra queste ultime, una delle più interessanti è certamente la DOCG Offida che prende il nome dalla cittadina omonima, in provincia di Ascoli Piceno: Offida, le cui origini risalgono all’età della pietra, è uno dei centri medievali marchigiani più antichi.
La DOCG si articola in tre varietà di vini: Offida Rosso, Offida Pecorino e Offida Passerina.

Offida Pecorino: caratteristiche e abbinamenti

Il vino Offida Pecorino DOCG è prodotto con almeno l’85% di uve Pecorino. Questa varietà, diffusa sin dall’antichità sulle pendici dei Monti Sibillini, venne lentamente confinata nella vallata dell’Arquata quando vennero introdotti vitigni più produttivi. Fu solo negli anni Ottanta che, per iniziativa di Guido Cocci Grifoni, viticoltore deciso a recuperare i vitigni autoctoni, venne reintrodotto nell’area di Offida e Ripatransone. Conosciuto sin dall’’800 con i nomi di Pecorina Arquatanella, Uva Pecorina e Uva delle Pecore, questo vitigno si trova in purezza nella DOCG Offida Pecorino.
L’Offida Pecorino è un vino bianco dalle caratteristiche decise e uniche che lo avvicinano in un certo senso ai vini rossi: ha un alto tenore zuccherino e un grado alcolico superiore ai 13°. E’ un vino longevo, dalle note fruttate e fresche, note di anice, fiori bianchi ed erbe di campo e al palato è equilibrato e persistente.

Abbinamento cibo consigliato?

Accompagna egregiamente piatti a base di pesce, zuppe, molluschi e crostacei, carni bianche e minestre.

Offida Passerina: caratteristiche e abbinamenti

Il vino Offida Passerina DOCG è prodotto con uve del vitigno Passerina all’85% e massimo 15% di uve locali a bacca bianca. Da sempre considerato parente del Trebbiano Giallo, il vitigno Passerina è conosciuto in Abruzzo anche come Trebbiano di Teramo.
Vitigno particolarmente resistente alle malattie e alle condizioni meteorologiche più avverse, garantisce un’ottima resa, tanto da essere in passato ribattezzato dai viticoltori con i nomi significativi Cacciadebiti, Scacciadebito, Uva d’Oro o Pagadebito.
Vinificato in purezza nella DOCG Offida Passerina, questo vitigno dona alla DOCG un carattere deciso e intense note floreali, di frutti a polpa gialla e agrumi. Al palato è secco e fresco e il suo colore è giallo paglierino con eleganti riflessi dorati.

Abbinamento cibo consigliato?
L’Offida Passerina esalta raffinatamente risotti di pesce, minestre di legumi e fresche insalate di mare ed esiste nelle versioni fermo, spumante e passito.

Rossese di Dolceacqua

Il Rossese di Dolceacqua, chiamato anche semplicemente Dolceacqua, è un vino di origine ligure, il cui vitigno è coltivato nella Val Nervia, in Val Verbone e in Valle Roja, ad Imperia. In particolare i comuni più dediti alla coltivazione del vitigno sono Ventimiglia, Dolceacqua, Camporosso, San Biagio della Cima, Vallecrosia e Soldano.
Questo vino ha origini antiche e pregiate; la sua coltivazione inizia già ai tempi della cultura ellenica, e viene apprezzata da personaggi celebri come Andrea Doria, che lo elesse a vino della sua flotta, e Napoleone Bonaparte, che ne inviò alcuni esemplari in patria.

Caratteristiche del vitigno

Il vitigno del Rossese di Dolceacqua è allevato ad alberello, secondo la tradizione del mediterraneo, in modo che la chioma della pianta faccia ombra al piede e si protegga in questo modo dai raggi del sole nelle ore più calde del giorno.
La vite viene coltivata in zona piuttosto impervie, come quelle che caratterizzano il paesaggio ligure, e la coltivazione è quindi seguita a mano.
Un ettaro di vitigno rende circa novanta quintali di uva; la pianta presenta foglie a cinque lobi, con un grappolo di grandezza media, compatto, e acini rotondi e di un colore viola intenso e scuro. L’uva utilizzata nella produzione del vino è il Rossese almeno per il 95%.

Aromi e note di degustazione

Il Rossese di Dolceacqua è, tradizionalmente, un vino rosso rubino intenso e generoso, che resiste ad una buona capacità d’invecchiamento; non troppo austero, dal sapore morbido e dal fondo amarognolo.
Il profumo richiama la rosa, la viola e la fragolina di bosco; se affinato, si arricchisce di una nota di erbe aromatiche.

Abbinamenti cibo consigliati

Il vino è ottimo per abbinare cacciagione, sia di pelo che di piuma, il classico piatto ligure della “capra e fagioli”, il coniglio e la carne in genere. Si sposa perfettamente in abbinamento anche con formaggi stagionati. L’età ottima d’invecchiamento è fra i quattro e gli otto anni; il Rossese di Dolceacqua va servito ai 18°.

Gorgonzola DOP

formaggio gorgonzola dop

Il Gorgonzola è un formaggio che viene prodotto nell’area della Pianura Padana (Piemonte e Lombardia) e che ha ottenuto il marchio DOP. Si tratta di un erborinato, cioè di un formaggio in cui vengono volutamente sviluppate delle muffe che gli conferiscono un sapore molto deciso, ma altrettanto gradevole al palato.
Il formaggio Gorgonzola DOP prende il nome dall’omonima cittadina lombarda che gli ha dato i natali sul finire del Medioevo e, a quanto si narra, la sua scoperta fu dovuta a un caso fortuito. La leggenda vuole che un oste di Gorgonzola, quando degli avventori manifestarono il desiderio gustare pane e formaggio, dicesse loro di avere in cantina solo alcune forme che però presentavano delle muffe. I clienti affamati gli dissero che si sarebbero accontentati di quel cibo scadente, ma in realtà il formaggio si rivelò tutt’altro che pessimo.

Metodo di produzione

La produzione del Gorgonzola DOP è riservata al territorio compreso dalle province lombarde di Bergamo, Brescia, Como, Cremona, Lodi, Milano e Varese e a quelle piemontesi di Biella, Vercelli, Verbania, Cuneo e Novara, che è divenuta l’indiscussa capitale del gorgonzola per la sua grandissima produzione.
In commercio vi sono due tipi di Gorgonzola:

  • Gorgonzola Dolce; caratterizzato da una pasta molle e dalla consistenza cremosa
  • Gorgonzola Piccante: caratterizzato dalla pasta semi-dura con un sapore molto deciso e dalle striature di un verde molto intenso

In entrambi i casi le fasi di lavorazione sono simili e prevedono dapprima la pastorizzazione del latte e quindi l’innesto di particolari muffe (soprattutto di pennicillum roqueforti) e di caglio.
Dopo un nuovo riscaldamento del latte e la rottura della cagliata, occorre far colare il siero in eccesso ponendo il formaggio in fascere e rivoltandolo spesso per 36 ore. Segue poi la salatura e quindi le forme vengono poste a stagionare.
Dopo dieci giorni avviene la foratura, si procede cioè a forare il formaggio in diversi punti utilizzando un ago apposito dal diametro di circa 5/6 millimetri. La foratura permette all’aria di entrare all’interno e di far sviluppare più velocemente le muffe.
La stagionatura continua poi per un periodo di circa 50/60 giorni, quindi le forme, il cui peso si aggira sui dodici chili, possono essere commercializzate.
Il gorgonzola piccante, meno diffuso della qualità “dolce”, vede invece l’inserimento di una maggiore quantità di muffe innesto e una stagionatura più lunga, all’incirca di 120 giorni.

Abbinamenti e usi in cucina

Il gorgonzola, il cui sapore è decisamente saporito e gustoso, è un ottimo fine pasto insieme a pane o crostini, ma conosce anche un largo impiego in cucina, dove viene utilizzando per conferire gusto a tanti piatti, dalla pizza farcita di gorgonzola alla pasta e fino al risotto. Non mancano poi tante creme al gorgonzola, a base di panna o besciamella, perfette per dare un aroma particolare alle carni.

Tintilia del Molise DOC

Il nome Tintilia identifica un vitigno autoctono della regione Molise che permette di produrre un eccellente vino Doc. Le origini di questo vigneto risalgono alla fine del 1700 quando, con molta probabilità, venne importato dalla Spagna. Nel corso degli anni, con l’introduzione di tecniche moderne e di qualità di viti più produttive ha rischiato di scomparire, ma è stato prontamente salvaguardato da una forte campagna di recupero.

Caratteristiche vino e vitigno

Questa qualità di uva si distingue per il suo colore rosso scuro, per la sua resistenza alle basse temperature della collina e all’attacco dei parassiti. La sua coltivazione nelle province di Isernia e Campobasso è talmente massiccia da essere la varietà più prodotta in tutta la regione.
Come per tutti i prodotti Doc, anche il Tintilia, deve rispettare un determinato numero di caratteristiche elencate in uno specifico disciplinare, a partire dalla lista dei comuni in cui è consentita la produzione delle sue uve (tassativamente ristretta alle località delle province di Isernia e Campobasso), alle condizioni ambientali richieste, fino alle modalità di coltura delle viti che permettono di conferire al Tintilia del Molise determinate peculiarità uniche ed inimitabili.
E’ molto importante, ai fini dell’eccellenza di questo vino, che non vengano superate le 8 tonnellate di raccolto per ettaro di vigneto. Inoltre, il tasso alcolometrico naturale deve essere minimo di 11,5 %, limite che aumenta al 13,00% nella versione Riserva.
E’ obbligatorio che tutte le operazioni di vinificazione e di invecchiamento avvengano all’interno della regione, con pratiche atte a preservare le caratteristiche organolettiche di queste particolari uve.

Aromi e note di degustazione

Questo vitigno autoctono permette di ottenere tre differenti tipologie di vino.
Il Tintilia del Molise Rosso dal colore scuro ed intenso, dall’aroma gradevole e dal sapore secco e armonioso.
Il Tintilia del Molise Rosato, dal colore più chiaro e dall’odore e dal gusto più fresco e fruttato.
Infine, il Tintilia del Molise Rosso Riserva dall’inconfondibile colore rosso cupo, caratterizzato da un caratteristico aroma speziato e da un gusto secco e forte.

Abbinamenti cibo consigliati

Il vino Tintilia del Molise si abbina a primi piatti saporiti, carni rosse e formaggi stagionati, ed è un ottimo per  abbinare tutte le ricette della tradizione culinaria locale, dove pietanze sapide come il capretto e il castrato giocano un ruolo da protagonista.

Prosecco Valdobbiadene DOCG

bollicine spumante

Le effervescenti bollicine che solleticano il palato sono indubbiamente la sua marcia in più. Quella che, a quanto pare, è capace di fare la differenza. Ed ecco spiegato perché quello di Conegliano-Valdobbiadene sia uno dei prosecchi più amati e apprezzati dagli italiani, e non solo. Sia da chi se ne intende e sa il fatto il suo in materia di vino che da chi, semplicemente, si limita a sorseggiarne un bicchiere di tanto in tanto. Un successo che non sorprende, in ogni caso, quello riscosso dal prosecco di Conegliano-Valdobbiadene nel corso dei decenni: il modo in cui vengono curati i vitigni da cui ha origine questa deliziosa bevanda è sicuramente emblematico della qualità del prodotto di cui vi stiamo parlando.

Caratteristiche del vino

Il Prosecco in questione viene dal Veneto, più precisamente dalle colline che circondano la città di Treviso. I vitigni ai quali dobbiamo l’esistenza di questo famoso prosecco si trovano, appunto, nei territori compresi tra i due paesi che gli danno il nome; si tratta di una zona ottimale per praticare la viticoltura, dal momento che si trova praticamente a metà strada tra le Prealpi e il mare Adriatico, nonché a un passo dalle Dolomiti, il che rende la zona in cui si produce il prosecco di Conegliano-Valdobbiane perfetta da un punto di vista climatico.  Una caratteristica, questa, che gioca un ruolo assolutamente determinante sul risultato finale del prodotto: le temperature a cui è soggetta la vite, infatti, sono in grado di incidere profondamente sulla qualità della bevanda che se ne trarrà in un secondo momento.

Aromi e note di degustazione

Il prosecco di Conegliano-Valdobbiadene, per chi non avesse ancora avuto la fortuna di gustarlo, è un vino di colore giallo paglierino; l’aroma è inebriante, piacevolmente fresco e fruttato; il sapore è impareggiabile, armonico e ricercato, e a tratta ricorda quello del lievito e del pane.

Abbinamenti cibo consigliati

Resisterete alla tentazione di versarlo in un calice e di sorseggiarlo è impossibile, ma gli abbinamenti, si sa, quando si parla di vini sono essenziali. Ed è per questo che il prosecco di Conegliano-Valdobbiadene dà il meglio di sé se abbinato, per esempio, alle portate di un antipasto, oppure al classico aperitivo del tardo pomeriggio. In alternativa, tuttavia, lo si può gustare anche in abbinamento a primi piatti e a un buon secondo a base di pesce..
Per essere gustato al meglio il Prosecco superiore di Conegliano Valdobbiadene, ovviamente, va servito freddo al punto giusto, quasi ghiacciato.

Ribolla Gialla (e abbinamenti)

Il Ribolla Gialla è un vitigno autoctono del Friuli Venezia Giulia. La coltivazione è maggiormente concentrata nel Collio, la zona cha va da nord di Gorizia fino alla Slovenia, e sui Colli Orientali, in prossimità della città di Udine. Le origini, con tutta probabilità, sono riconducibili alla Bassa Dalmazia e alle Isole Ionie dove, a Cefalonia, se ne trovano alcuni vitigni rinominati Rebula. E’ plausibile che sia risalito fino agli scali veneziani per poi trovare l’habitat ideale che ne permette la migliore espressione delle sue uve, nelle esposizioni collinari soleggiate ed asciutte da Rosazzo a San Floriano del Collio fino ad Oslavia. Ha ottenuto il riconoscimento Doc Collio nel 1968.

Caratteristiche vino e vitigno

Quello di Ribolla Gialla è un vigneto giovane con forma di allevamento a Guyot. La vendemmia inizia nella prima decade di ottobre quando le uve vengono raccolte manualmente, diraspate e macerate a freddo per un giorno intero. Un tempo la vinificazione prevedeva l’aggiunta di piccole percentuali di Friulano e di Malvasia, ma oggi si preferisce seguire una vinificazione in purezza che ne esalta l’eleganza e la freschezza di queste pregiate uve. Esiste anche la versione spumante, ottenuta  da spumantizzazione  in autoclave con una lunga maturazione delle fecce che dura fino a 24 mesi.

Aromi e note di degustazione

Versata nel bicchiere la Ribolla Gialla risplende nel suo colore giallo paglierino attraversato da deboli riflessi verdognoli. All’olfatto si distingue immediatamente per il profumo intenso, fragrante, floreale e decisamente raffinato, mentre al palato si mostra secco con note citrine. Nonostante l’elevata acidità malica, è un vino di ottima beva, dissetante e sincero.

Abbinamenti Ribolla Gialla cibo

Questo vino dal bouquet delicato che rimanda alle note floreali ed agrumate è molto versatile per via della sua leggerezza e del gusto morbido che difficilmente non trova consensi positivi. Deve essere degustato ad una temperatura di servizio di 10-12 °C in bicchieri ampi che ne consentono di apprezzare al meglio gli aromi. La Ribolla Gialla è perfetta da abbinare in ogni momento della giornata, dall’aperitivo ai pasti. E’ un vino molto beverino che forma il binomio equilibrato quando abbinato con antipasti leggeri, delicate pietanze a base di pesce, minestre, creme e vellutate, gallina, coniglio, faraona al forno, primi piatti a base di verdura e il pesce di acqua dolce. Accompagna con successo anche piatti più saporiti ed elaborati.

Barbaresco DOCG (e abbinamenti)

Il Barbaresco, riconosciuto Docg dal 1980, è un vino rosso prodotto esclusivamente nei comuni di Barbaresco, Treiso, Neive e in una parte del comune di Alba. E’ plausibile che il suo nome derivi dal popolo dei barbari responsabili della fine dell’Impero Romano, ma molti sostengono che fu proprio il vino di Barbaritium il motivo dell’arrivo in Italia dei Galli. Le sue origini si collocano nello stesso periodo della nascita del Barolo, vino con cui ha sempre viaggiato di pari passo e che sono entrambi oggetto di regole di tutela per la loro celebrità anche oltre confine.

Caratteristiche vino e vitigno

Il Barbaresco si produce con uve Nebbiolo in purezza, vitigno nobile che cresce in zone umide caratterizzate da imponenti nebbie autunnali e che si distingue per gli acini scuri avvolti in una leggera pruina bianca. L’unico allevamento consentito è quello con controspalliera e sistema di potatura Guyot. La maturazione delle uve che devono crescere in terreni calcarei ad una altezza massima di 550 metri slm è tardiva. Alla vendemmia seguono la pigiatura, la fermentazione alcolica del mosto in moderne vasche di acciaio e la conversione malolattica. Questo vino deve invecchiare un minimo di 2 anni, rimanendo in botte di rovere per almeno 9 mesi, prima di essere imbottigliato e commercializzato. Dopo 4 anni può definirsi riserva. Tutte le operazioni dalla vinificazione all’imbottigliamento devono avvenire nella zona prevista dal disciplinare.

Aromi e note di degustazione

Versato nel bicchiere il Barbaresco si mostra nel suo color rosso rubino intenso e brillante con riflessi leggermente granati. All’olfatto sprigiona un ricco mix di frutti rossi, geranio, viola, pepe verde, cannella, noce moscata, fieno, legno, nocciola, vaniglia ed anice. Al palato si rivela con calore, fine ed armonico e conferma tutte le sensazioni visive ed olfattive con una persistenza lunga e costante.

Abbinamento cibo consigliato

E’ consigliabile gustarlo ad una temperatura di servizio compresa tra i 18 e i 20 °C usando bicchieri a luce ampia per vini rossi strutturati ed avendo l’accortezza di aprire la bottiglia almento un’ora prima. Per quanto riguarda gli abbinamenti, il Barbaresco oltre ad essere considerato un ottimo vino da meditazione, si abbina alla perfezione con piatti di selvaggina, stufati di carne, quaglie e faraone arrosto. E’ un vino particolarmente indicato per abbinare pietanze marcate e decise, infatti forma il binomio ideale con tutti i piatti a base di tartufo.

Etna Bianco DOC (e abbinamenti)

L’Etna, uno dei vulcani attivi più famosi nello scenario naturalistico globale, con le sue manifestazioni eruttive e la sua biodiversità rappresenta, oltre che una meta apprezzata da turisti e visitatori, un’area vitivinicola davvero peculiare. Uno dei vini più rappresentativi di questo splendido territorio è sicuramente l’Etna Bianco DOC.

Caratteristiche vino e vitigni

In base al Disciplinare di produzione, il vino Etna Bianco viene ottenuto da due vitigni indigeni a bacca bianca: il Carricante, il cui nome deriva dalla tendenza a offrire produzioni quantitativamente abbondanti, e il Catarratto.
Il Carricante è un vitigno secolare coltivato in tutta l’Isola, se si escludono le aree provinciali di Trapani e Palermo.
Il Catarratto è un vitigno forse ancora più antico del Carricante e, pur essendo diffuso in tutta la Sicilia, mostra zone di produzione privilegiate quali la provincia di Trapani e il territorio etneo.
Nello specifico, il vino Etna Bianco deve prevedere un minimo di 60% di uve autoctone del vitigno Carricante e fino al 40% di uve di Catarratto bianco comune o lucido.
Sono inoltre concesse – fino a un massimo del 15% del totale – anche uve appartenenti ai vitigni Trebbiano, Minnella bianca e altri vitigni a bacca bianca non aromatici presenti nel territorio siciliano.
La varietà “Etna Bianco DOC Superiore” viene prodotta esclusivamente nel Comune di Milo (sono 20 in totale i Comuni etnei della Provincia di Catania che costituiscono la zona di produzione) e la percentuale di uve Carricante si alza all’80 per cento.

Aromi e note di degustazione

Il vino Etna Bianco è un vino fermo che si connota per la sua leggerezza e per il suo carattere armonico. Dal sapore fresco, fragrante e secco, l’Etna Bianco riunisce tutte le suggestioni – anche olfattive – di un paesaggio naturale che si distende dalle pendici fino alla vetta del vulcano più alto d’Europa, l’Etna appunto, passando per le colline che puntellano il territorio.
Il colore che lo evidenzia è il giallo paglierino, attraversato da lievi riverberi che rievocano l’oro. Il profumo è quello tipico del vitigno autoctono Carricante.

Abbinamenti cibo consigliati

Questo vino si abbina felicemente con il pesce, che in Sicilia non manca, declinato negli antipasti, nei primi ma soprattutto nei secondi piatti. Da gustare anche in abbinamento al fritto di pesce.

Barolo DOCG (e abbinamenti)

Il Barolo Docg nasce sui dolci pendii delle Langhe in un territorio che comprende 11 comuni (La Morra, Monforte d’Alba, Barolo, Serralunga d’Alba, Castiglione Falletto, Novello, Grinzane Cavour, Verduno, Diano d’Alba, Cherasco e Roddi) ed è il vino italiano per eccellenza. La sua produzione da subito apprezzata nelle corti di tutta Europa risale a metà dell’Ottocento ed è da attribuire a Camillo Benso Conte di Cavour e alla Marchesa Giulia Colbert Falletti.

Caratteristiche vino e vitigno

Il Barolo è un vino rosso prodotto esclusivamente con uve Nebbiolo in purezza. La maturazione di queste uve avviene generalmente verso la metà di ottobre e si pensa che il nome derivi proprio dal periodo autunnale delle nebbie o dall’aspetto pruinoso che assumono gli acini.
Dopo la vendemmia tardiva inizia la fase della fermentazione alcolica con rimontaggi e follature che può durare dai 10 giorni fino ad un mese, al termine del quale inizia il processo di trasformazione dell’acido malico in acido lattico. L’ultima fase della produzione è l’affinamento che deve durare almeno tre anni, di cui 18 mesi in botte che può essere in rovere francese o in rovere di Slavonia. Dopo 5 anni di invecchiamento può definirsi riserva.

Aromi e note di degustazione

Il suo colore rosso rubino trasparente tende all’aranciato e all’ocra nelle versioni più mature, mentre all’olfatto il Barolo si presenta con un bouquet armonico e bilanciato dove si riconoscono piccoli frutti rossi, fiori appassiti, spezie, cuoio, pepe verde, anice, noce moscata, ciliegie sotto spirito e liquirizia.
Al palato è elegante e vellutato e la sua piacevole struttura tannica regala una persistenza che rimanda ad un mix di frutti rossi, liquirizia e caffè.

Abbinamenti cibo consigliato

Grazie alla sua sapidità e corposità, il Barolo è il vino ideale da abbinare a pietanze elaborate e cariche come tutte le ricette a base di tartufo, i piatti di carne, primi a base di funghi porcini, la cacciagione, i formaggi stagionati ed è perfetto anche in abbinamento alla pasticceria secca o il cioccolato.
E’ consigliabile servirlo ad una temperatura di 18 °C in ampi bicchieri da vino rosso che ne esaltano l’aroma. Si abbina ottimamente con il cibo, ma è anche considerato un ottimo vino da meditazione.