Cirò DOC (aromi e abbinamenti)

Il vino Cirò è un prodotto DOC, il primo della Calabria ad ottenere tale denominazione nel 1969. Viene prodotto in provincia di Crotone, nei comuni di Cirò Marina e Cirò e anche a Melissa e Crucoli, in diverse varianti.
Ha una storia molto antica; risalirebbe addirittura al VIII secolo a.C., dal tempo della fondazione da parte dei Greci della città di Krimisa, da cui il nome Cremissa. Questo vino, prodotto quindi fin dall’epoca, si ritiene fosse quello ufficiale per uno degli eventi ellenici più importanti: le Olimpiadi. I Greci, stupiti della fertilità della terra calabrese, le conferirono il nome di Enotria, cioè “terra del vino”, che poi venne esteso a tutta la penisola.
Le località più importanti di produzione del vino furono, e rimangono tuttora, Crotone e Sibari.

Caratteristiche vini e vitigni

I vini Cirò vengono prodotti di qualità diversi, rosso o rosato o bianco, e a seconda della varietà sono prodotti con vigneti differenti.
I vini Cirò rosso e rosato sono prodotti con vitigno Gaglioppo -l’uva a bacca rossa più antica della Calabria, molto resistente alla siccità- al minimo dell’80%, coltivati in Calabria, e con un massimo del 20% di altre viti. Per il rosato viene utilizzata Uva Gaglioppo e Trebbiano, oppure Greco.
Il vino Cirò bianco viene invece ottenuto con uve prodotte da vigneti composti all’80% da Greco Bianco e per il restante 20% da altra uva a bacca bianca quali Trebbiano Toscano.

Il Vino Cirò Rosso DOC presenta una colorazione rosso rubino dall’intensità differente, con riflessi tendenti al viola o al granato; il profumo si presenta gradevole, intenso senza essere eccessivo; il sapore invece corposo e caldo, intenso, che tende a vellutarsi con l’invecchiamento.

La varietà Cirò DOC Rosato presenta invece sfumature rosè che possono essere più o meno intense, e un odore delicato e vinoso. Al palato il vino si presenta con un sapore fresco e gradevole, piacevolmente armonico.

Il Cirò Bianco DOC si presenta invece con sfumature giallo paglierino, riflessi verdognoli di differente intensità, e un profumo gradevole, armonico. Il sapore è secco, armonioso e delicato, piuttosto particolare.

Al vino Cirò sono riconosciute, fin dall’antichità, virtù terapeutiche; si riteneva che esso potesse aiutare la riabilitazione dopo la malattia, e che fosse una bevanda tonica anche durante l’età avanzata.

Abbinamenti cibo consigliati

Sono diversi gli accostamenti che possono essere fatti con questi vini, a seconda anche della varietà:

  • Il Cirò Rosso viene servito a 18°-20°C gradi, è ottimo abbinato con carne rossa, specialmente con arrosti e con selvaggina.
  • Il Cirò Bianco è servito a 10-12°, è adatto con secondi di pesce, antipasti e aperitivi.
  • Il Cirò Rosato si presenta a temperatura 14°-16° con primi e secondi leggeri di carne.

Chianti Classico (aromi e abbinamenti)

Il vino Chianti è il vino prodotto in uno dei territori italiani più conosciuti al mondo, un’area geografica che corrisponde ad una porzione di Toscana che vanta paesaggi inconfondibili, caratterizzati per le dolci colline, l’abbondanza di acqua e boschi che concorrono a rendere speciali gli eccellenti vini prodotti nella zona, rendendo il vino Chianti famoso in tutto il mondo, uno di quei vini che un pò tutti almeno una volta nella vita hanno gustato.
Prima dell’attestazione DOCG, nel 1967 il vino Chianti è stato dichiarato DOC, ossia denominazione di origine controllata. Nel 1984 ha invece ottenuto il riconoscimento della DOCG, ossia di “denominazione di origine controllata e garantita”.

Caratteristiche del vino

Il vino Chianti Classico DOCG, riconoscibile per l’inconfondibile presenza sull’etichetta di un gallo nero, viene vinificato soltanto in un’area precisa, ed esattamente quella compresa fra le province di Firenze, Arezzo, Pistoia, Prato, Siena e Pisa. In base alle varie zone di produzione, alcune caratteristiche si modificano dando origine a vini di livello, come quelli tipici di altre sottozone geografiche. Grazie alle caratteristiche dei terreni e del clima, particolarmente caldo durante l’estate, le dolci colline della zona del Chianti garantiscono uve straordinarie, dai sapori decisi e lievemente tannici.
Questo vino segue un rigido protocollo di vinificazione che prevede l’utilizzo del Sangiovese almeno all’80%. Il vino Chianti Classico si riconosce per la presenza sull’etichetta di un gallo nero; per salvaguardare questa specifica tipologia di vino, è stato istituito il Consorzio del Chianti classico.

Aromi e note di degustazione

Il Chianti è un vino sapido, dai colori intensi che variano secondo il grado di stagionatura andando dal rubino a colori più carichi mentre il profumo richiama la mammola; la temperatura di servizio consigliata è compresa fra i 16 e i 18 gradi. La gradazione alcolica minima è di 12 gradi, valore che si innalza dopo l’invecchiamento.
Prima di servire un Chianti è consigliabile che venga ossigenato effettuando lasciando passare almeno 20 minuti prima di iniziare a bere i primi calici; questo suggerimento è particolarmente valido quando si ha a che fare con un prodotto invecchiato, dai profumi intensi e dal sapore più morbido e pieno.

Abbinamenti cibo consigliati

Il Chianti è ottimo in abbinamento con le specialità tipiche di quest’area come le carni, la selvaggina e i formaggi locali come l’ottimo pecorino; secondo le caratteristiche può anche abbinarsi benissimo anche col pesce e con piatti meno corposi.

Dolcetto (aromi e abbinamenti)

Il Dolcetto è un vitigno autoctono piemontese le cui origini risalgono sicuramente a prima del Cinquecento. La sua terra d’origine è il Monferrato, nel basso Piemonte, da dove si sarebbe diffuso in Liguria, nell’Oltrepò Pavese, nel Milanese, nel Piacentino e nelle province di Alessandria e Cuneo.
Il termine “dolcetto” non si riferisce alle proprietà organolettiche del vino omonimo, quanto all’uva, i cui chicchi sono effettivamente poco acidi e dolci tanto da poter essere consumati anche come uva da tavola.
Secondo un’altra teoria, invece, il termine deriverebbe dal piemontese “duset”, i dossi collinari, dove il Dolcetto, così come ogni buon vitigno, cresce bene.
In realtà la Liguria ha a lungo conteso al Piemonte la primogenitura di questo vitigno: nell’entroterra ligure, infatti, da secoli si coltiva una varietà di Dolcetto detta Ormeasco, che ne rappresenta anche la versione più meridionale.

Caratteristiche del vitigno

Diffusissimo in tutto il nord Italia, anche questo vitigno, come molti altri, fu stroncato dalla fillossera. Furono poi i contadini piemontesi a dare il via al reimpianto su piede di Barbera, un vitigno più rustico e produttivo, aprendo la strada al successo odierno.
Oggi nel solo Piemonte si contano ben sette aree produttive diverse e altrettante denominazioni. Nel Cuneese, dove sono 1660 gli ettari dedicati alla produzione di Dolcetto, nascono la DOC Dolcetto d’Alba, Dolcetto di Diano e Dolcetto delle Langhe Monregalesi. La zona di Dogliani, considerata la più prestigiosa in assoluto, ha ottenuto la DOCG. Anche la zona di Asti vanta la sua DOC omonima, mentre nell’Alessandrino si producono la DOC Dolcetto di Ovada e Dolcetto d’Acqui.
Il ciclo vegetativo è precoce in tutte le sue fasi e questo ha da sempre consentito la sua coltivazione nelle stesse zone del Nebbiolo, nelle fasce collinari non adatte alla coltivazione di quest’ultimo: le vendemmie dell’uno e dell’altro, infatti, sono ben distanziate e non interferiscono.

Aromi e note di degustazione

L’esistenza di tante DOC, come si può immaginare, è indice di un’enorme varietà di metodi produttivi, terroir, profumi e sapori.
In generale, però, il vino è caratterizzato da un colore rosso scuro con sfumature violacee. I profumi che caratterizzano il suo bouquet fresco e secco sono quelli di frutta rossa, di prugna, mora, mandorla amara e spezie.
Al palato, si rivela tannico e asciutto.

Abbinamenti cibo consigliato

Delizioso con i salumi e con i primi a base di pasta fresca, i risotti, le minestre e i brodi di carne, il Dolcetto è ottimo in abbinamento anche con i secondi gustosi come le frittate, i bolliti misti, i formaggi, il pollo e le lumache.
Tuttavia, la modesta gradazione alcolica e il gradevole retrogusto amarognolo l’hanno sempre fatto considerare un ottimo vino a tutto pasto.

Cerasuolo d’Abruzzo (aromi e abbinamenti)

La pianta del Montepulciano d’Abruzzo è una delle più rappresentative della tradizione vinicola ed enogastronomica italiana, nota per la produzione dell’omonimo vino rosso Montepulciano d’Aburzzo.
Il vitigno ha un grappolo di media grandezza, compatto, a forma conica. Le bacche sono molto colorate, e presentano una buona acidità e una certa carica zuccherina. La maturazione avviene nelle prime due settimane di ottobre.
Il Montepulciano d’Abruzzo è prodotto, oltre che nella varietà rosso, anche nella varietà vino rosato nota come Cerasuolo d’Abruzzo, la cui vendemmia avviene nella prima decade di ottobre; questo particolare tipo è ottenuto dalla vinificazione in bianco dell’uva rossa. Anche in questo caso, la zona di produzione è compresa in numerosi comuni di Chieti, L’Aquila, Pescara, Teramo.

Aromi e note di degustazione

Il vino presenta un colore rosa ciliegia, che può essere più o meno carico fino a risultare addirittura brillante; ciò è strettamente connesso alle tecniche di produzioni, che prevedono la macerazione delle bucce sul mosto per diverse ore; in questo modo si ottengono diverse intensità e sfumature di colore.
Il profumo del vino Cerasuolo d’Abruzzo è gradevole, fine, appena accennato l’accento vinoso, e dalle note che rammentano un boquet fruttato; il sapore è morbido, armonico e delicato, con un retrogusto fine di mandorla.
Appena acido rispetto agli altri rosati, ben equilibrato, con un buon tenore alcolico, il Cerasuolo d’Abruzzo è un vino DOC.

Abbinamenti cibo consigliati

Perfetto per abbbinare antipasti e zuppe di pesce, primi di pastasciutta, formaggi delicati, arrosti purché leggeri, questo vino è perfetto anche in abbinamento con piatti non impegnativi come la pizza.
Il vino viene anche abbinato a piatti tipici della tradizione del territorio, con i quali si sposa perfettamente, come il brodetto pescarese e altri prodotti locali quali la scamorza appassita, il pecorino, le mortadelle di Campotosto.
Il suo sapore fresco lo rende versatile e abbinabile a numerosi piatti, per questo è favorito anche con l’aperitivo.
Da servire a 12-14° in calici bordolesi.

Cerasuolo di Vittoria (aromi e abbinamenti)

Il Cerasuolo di Vittoria DOCG è un vino che racchiude nella sua antica tradizione un sapore maestoso; nasce da vigne adagiate su terre arse dal sole e rinfrescate dalla brezza mediterranea, complice della mescola di due vini importanti quale il Nero d’Avola e il Frappato. Il Nero d’Avola è presente in una quantità che varia tra il cinquanta e il settanta percento, ed è il gusto caratterizzante del Cerasuolo di Vittoria, ma anche il gentil sentore del Frappato si distingue facilmente, soprattutto al gusto, nelle note finali.
La zona maggiormente vocata alla produzione di questo vino è forse Chiaramonte Gulfi, un fazzoletto di terra adagiato su una collina ad oltre 400 metri sul livello del mare. In questo microclima mediterraneo, il Cerasuolo di Vittoria acquisisce tutte le sue proprietà organolettiche grazie soprattutto all’importante escursione termica tipica di queste terre, le quali contribuiscono ad arricchire le sfumature di sapore di questo ottimo vino.

Aromi enote di degustazione

Il colore di questo vino è caratterizzato da un brillante rosso ciliegia che può sconfinare sino al violaceo.
L’odore è inebriante, fresco, fragrante, pieno, con note fruttate e reminiscenze floreali. La base corposa e piena del Nero d’Avola viene sfumata lentamente per lasciar spazio alle gentilezza del Frappato.
Al sapore, il Cerasuolo di Vittoria riempie la bocca con grande morbidezza, lasciando però un retrogusto finale leggermente sapido, durevole in bocca. Questo vino rosso sa sorprendere i neofiti grazie ad un sapore leggero e facile da assaporare.

Abbinamenti cibo consigliati

Come tutti i vini siciliani, è un vino importante, degno delle grandi tavole e da abbinare a cibi pregiati e gustosi.
La gradazione prevede un minimo di tredici gradi per questo nettare degli dei, e quindi, la sua degustazione dev’essere supportata da piatti nobili quali il pescato profumato con erbe aromatiche o carni bianche. Abbinamento che non ti aspetti è ad esempio lo sposalizio con la pizza marinara, ma il Cerasuolo di Vittoria è talmente versatile che si consiglia anche l’abbinamento con le castagne arrostite.
Servitelo fresco, ad una temperatura che varia tra i quattrodici ed i sedici gradi.

Cannonau (aromi e abbinamenti)

Il Cannonau è un pregiato vino sardo, vanto dell’intera regione. è forse il più antico dei vini del bacino del mediterraneo e, contrariamente a quanto riportato da alcuni in passato, ha origine proprio su questa isola per poi essere esportato anche in Spagna e non viceversa.

Caratteristiche vino e vitigno

Chiamato con molteplici nomi a seconda della zona (Cannonao, Cannonadu, Canonau, Canonao) questo vino viene prodotto in purezza con le omonime uve o può prevedere una ridottissima percentuale di uvaggio differente, sempre a bacca nera e, soprattutto, sempre coltivato in Sardegna. Questo vitigno dà una resa per ettaro di 110 quintali, mentre la resa in vino è contenuta al 70%.
Ne esistono diversi tipi: rosso, rosato, liquoroso (dolce e secco). Viene prodotto sia nei terreni pietrosi che in quelli calcarei e vicino al mare, e assume diverse denominazioni secondo le zone di produzione: vi è il Cannonau di Jerzu, prodotto tra Jerzu e Cardedu, il Nepente di Oliena, prodotto ad Oliena, quello di Capo Ferrato, proveniente dai territori compresi fra Castiadas e Villasimius.

Note di degustazione e aromi del vino

Nel bicchiere si mostra nel suo splendido e vivo colore rosso rubino che prende riflessi aranciati con l’aumentare dell’invecchiamento.
All’olfatto sprigiona un aroma speziato, maturo, con note floreali e fruttate di prugne e sottobosco. Il suo sapore è ricco, pieno, caldo e morbido e termina con un finale persistente piacevolmente tannico ed amarognolo.
Per apprezzarlo al meglio è preferibile servirlo ad una temperatura compresa tra i 16 e i 18 °C in calici modello bordolese o baloon che ne ottimizzano l’ossigenazione e permettono, a chi lo degusta, di percepire perfettamente tutte le sensazioni olfattive.

Abbinamenti cibo consigliati

Il vino Cannonau è l’ideale abbinamento di pietanze robuste e si abbina perfettamente con tutte le ricette della tradizione culinaria sarda, in particolar modo con formaggi saporiti e stagionalti, con brasati, selvaggina, arrosti, carni rosse, e tutte le preparazioni a base di maialino, capretto, agnello e cinghiale.
La declinazione dolce e liquorosa è perfetta per abbinare dessert, frutta, macedonia e pasticceria anche secca.

Brunello di Montalcino (aromi e abbinamenti)

Il Brunello di Montalcino DOCG è un vino che viene prodotto nell’omonima città in provincia di Siena, dovendo essere prodotto utilizzando rigorosamente l’uva del vitigno Sangiovese Grosso al 100%.
Questo vino, assieme al Barolo DOCG, viene considerato il più longevo vino italiano; la sua storia inizia nel 1800 a Montalcino, ad opera di Santi Clemente che, con l’aiuto del nipote, inizia a vinificare e ottiene un prototipo di Brunello nel 1870 circa. Da quel momento, una volta incrementatone la produzione e il commercio, il Brunello diviene un vino celebre nel mondo, che riflette l’eccellenza italiana.

Caratteristiche vino e vitigno

Il Brunello di Montalcino viene prodotto dopo una vendemmia accuratamente fatta a mano, e con un’accurata selezione dei vitigni che devono necessariamente avere le seguenti caratteristiche: i terreni devono essere in grado di conferire all’uva determinate caratteristiche qualitative, e devono essere quindi collinari e di altitudine non superiore ai 600 metri, e con una buona esposizione al sole; inoltre deve essere necessariamente osservata una determinata densità di impianto dei vitigni. Anche la procedura di potatura dovrà essere specifica.
Il Brunello di Montalcino deve “invecchiare” almeno cinque anni dal momento della vendemmia, e deve essere sottoposto ad un processo di raffinamento di due anni all’interno di botti di rovere, per poi continuare l’affinamento per un minimo di quattro mesi in bottiglia.
Viene qualificato come “Riserva” se viene messo in commercio dopo sei anni di invecchiamento dalla vendemmia, restando che devono passare due anni di affinamento minimi in botti di rovere.

Aromi e note di degustazione

Il vino si presenta con un colore rosso rubino, un sapore caldo e asciutto, persistente e robusto, e all’olfatto con un profumo forte, caratteristico, con note di ciliegia e spezie.

Abbinamenti cibo consigliati

Il vino Brunello di Montalcino si abbina bene con piatti strutturati, come selvaggina e carni rosse, anche funghi e tartufo; perfetto in abbinamento con formaggi stagionati, soprattutto il pecorino toscano.

Amarone della Valpolicella (aromi e abbinamenti)

Re assoluto della Valpolicella, l’Amarone è uno dei vini DOCG più rinomati e pregiati d’Italia. A lungo considerato un prodotto esclusivo di nicchia, la sua commercializzazione è iniziata davvero soltanto nel dopoguerra, nel 1953, ed è oggi ormai un vanto indiscusso dell’enologia italiana.
Secondo la tradizione, questo vino nacque nel 1936 nella Cantina Sociale della Valpolicella grazie a un “errore” di Adelino Lucchese: scordatosi di travasare una botte di Recioto, lo assaggiò dopo l’involontario invecchiamento e ne scoprì la bontà, coniandone il nome “Amarone” dovuto al suo sapore decisamente più amaro del Recioto.
La zona di produzione del vino Amarone della Valpolicella DOCG è, secondo il disciplinare, ristretta a 19 comuni dell’omonima valle: in particolare, i comuni di Marano, Fumane, Sant’Ambrogio, Negrar e San Pietro in Cariano danno vita all’Amarone della Valpolicella Classico DOCG.

Caratteristiche vino e vitigni

I vitigni ammessi sono la Corvina veronese, dal 45% al 95%, Corvinone, che può sostituire la Corvina per un massimo del 50%, Rondinella, dal 5% al 30%, Molinara, per un massimo del 25% e fino al 15% di altri vitigni a bacca rossa autoctoni della provincia di Verona.
I grappoli destinati alla produzione dell’Amarone vengono vendemmiati per primi, rigorosamente a mano, e stesi con cura in un unico strato sulle arelle, graticci spesso realizzati in canna di bambù che garantiscono la giusta areazione per evitare la formazione di muffe e permettere il giusto appassimento. Questa fase dura almeno fino a gennaio ma molti produttori preferiscono aumentarne la durata per esaltare i profumi del prodotto finale.
La pigiatura avviene da gennaio in poi: la fermentazione parte di solito lentamente per via delle basse temperature del periodo e porta il vino a raggiungere i 16 gradi. Il vino così prodotto viene dunque messo in grandi botti da 80 o 100 ettolitri, secondo il metodo tradizionale, oppure in barrique.

Aromi e note di degustazione

L’affinamento in legno dell’Amarone può durare da un minimo di 3 anni a un massimo di 5 anni ed è la fase che più caratterizza il prodotto finale, donandogli note intense e inconfondibili, un gusto rotondo e tannini morbidi, il colore intenso rosso rubino e una lunga vita.
Il bouquet rivela note intense di ciliegia e ribes, di liquirizia, cioccolato, tabacco e caffè.

Abbinamenti cibo consigliati

Elegante ed equilibrato, l’Amarone della Valpolicella è un vino delizioso per abbinare piatti ricchi della tradizione locale, a base di formaggi stagionati e cacciagione, brasati, arrosti, spezzatini, ma anche primi rustici come la pasta e fagioli veneta ed è l’ingrediente fondamentale di uno dei piatti più raffinati del Veronese, il risotto all’Amarone.
Tuttavia, il modo migliore per apprezzarne le qualità è consumarlo da solo come vino da meditazione, a fine pasto.

Aglianico & Taurasi (aromi e abbinamenti)

Il territorio di provenienza dell’Aglianico si può circoscrivere alle regioni della Puglia, Campania, Basilicata, Molise e Calabria. Queste zone rappresentano la terra ideale per questo tipo di uva soprattutto per via del clima particolarmente caldo, secco e soleggiato che le contraddistingue durante tutto l’arco dell’anno.
Questo vitigno è molto antico e, con molta probabilità, potrebbe essere stato importato in Italia da viaggiatori provenienti dalla Grecia.

Caratteristiche del vitigno

Le uve dell’Aglianico vengono raccolte per la pigiatura tardivamente nel corso del mese di ottobre, hanno una buona vigoria e garantiscono una produzione costante negli anni. I piccoli grappoli sono caratterizzati da acini molto scuri, di medio spessore che prediligono terreni collinari di origine vulcanica.
Quest’uva a bacca rossa rimane ancora oggi una delle più particolari ed interessanti della penisola italiana, come lo dimostrano le numerose qualità organolettiche dell’Aglianico.

Aromi del vino e note di degustazione

Il vino Aglianico, ricco di tannini e sostanze polifenoliche, ha una buona acidità e, nonostante l’evidente freschezza iniziale, acquisisce notevole corpo nel tempo grazie anche al lungo affinamento in bottiglia o addirittura in botte, che gli conferisce un gusto fruttato, complesso ed elegante.
Il vino Aglianico ha un colore brillante rosso rubino intenso che tende alle sfumature del porpora. All’olfatto questo vino si presenta ricco di aromi che riportano ai fiori di violetta e ai frutti a bacca scura (amarena, mirtillo, mora, ciliegia, lampone, prugna, ecc).
I derivati principali e più pregiati del vitigno Aglianico sono quelli delle zone del Vulture in Basilicata, del Taurasi in Campania e del Taburno nell’appennino campano. Grazie alle particolarità di queste terre il vino acquisisce un gusto asciutto, sapido ed armonioso.

Abbinamento cibo consigliato

Il vino Aglianico va preferibilmente servito in calici ampi ed importanti ad una temperatura di 18/20 gradi ed è particolarmente indicato per accompagnare arrosti e in generale tutti i secondi piatti di carne, anche allo spiedo e la cacciagione.
Inoltre, questo vino è il completamento perfetto per tutte le ricette della tradizione culinaria lucana e può essere servito per accompagnare anche una selezione di formaggi stagionati.

Barbera (aromi e abbinamenti)

Le origini del vino Barbera sono sicuramente molto antiche, tuttavia le prime tracce della sua coltivazione e diffusione risalgono al XVII secolo e solo nel 1798 compare per la prima volta menzionato nell’ampelografia dei vitigni piemontesi.
Il Barbera o, come dicono i contadini piemontesi, la Barbera, ha la sua terra d’origine nel Monferrato ma, assieme al Sangiovese, è attualmente il vitigno a bacca scura più coltivato d’Italia e il vitigno italiano più esportato all’estero.
In particolare, le regioni più vocate alla coltivazione di Barbera sono l’Oltrepò Pavese, i Colli Piacentini, Bolognesi e di Parma, e la Sardegna.
Il terroir d’elezione, però, resta il Piemonte, dove il vino prodotto con le uve Barbera è la metà del vino totale prodotto ogni anno. Le aree piemontesi più vocate alla sua produzione sono quelle meridionali delle Langhe, del Monferrato, del Tortonese, di Alba e Asti. Proprio qui nascono le tre DOCG principali Asti, Monferrato e la DOC Alba.

Aromi del vino e abbinamento cibo

Il vino DOCG Barbera d’Asti viene prodotto con minimo il 90% di uve Barbera ed è caratterizzato da un bel colore rosso porpora con sfumature granata in caso di invecchiamento.
Il suo profumo è floreale e fruttato, con note di ciliegia matura, prugna, lampone e mora.
Al palato, è asciutto e armonico, soprattutto se bevuto giovane.
Il tipo vivace va servito fresco ed è ottimo in abbinamento a primi ricchi e salumi. Il tipo fermo, invece, può abbinare egregiamente grigliate di carne, pollo e arrosti.

Il Barbera Monferrato Superiore DOCG viene prodotto nelle sole province di Asti e Alessandria con minimo l’85% di uve Barbera e massimo il 15% di uve Freisa, Grignolino e Dolcetto. Secondo il disciplinare, questo vino deve invecchiare almeno 14 mesi, di cui 6 in botti di rovere, prima di essere messo in commercio. Proprio l’invecchiamento rende il suo odore, intenso ed etereo, più rotondo e il suo sapore armonico, pieno e gradevole.
E’ un vino che si abbina magistralmente a carne rossa e selvaggina.

La DOC Barbera d’Alba viene prodotta nella sola provincia di Cuneo ed è un vino di grande prestigio. Il suo colore è un rubino intenso e il suo bouquet è caratterizzato da note di mora, fragola, ciliegia, confettura di frutti di bosco, cannella, pepe verde e vaniglia.
Al palato si presenta corposo, intenso e pieno: la sua gradevole acidità viene con successo smorzata dall’invecchiamento in piccole botti di rovere o castagno.
Ottimo in abbinamento a piatti a base di selvaggina, arrosti, lessi e formaggi piccanti.